La planata

La planata
Gieles Slob è un quattordicenne che vive con il padre vicino ad una pista aerea che gli ambientalisti - ormai stanziati stabilmente davanti a casa sua - non vogliono, e ad un camping gestito dallo zio Fred. Sua madre lo ha abbandonato per “salvare il mondo” in Somalia e con suo padre, manco a dirlo, non ha un grande rapporto. La sua più grande aspirazione è quella di imitare l’ornitologo Christian Moullec, noto per la sua capacità di addestrare volatili, al quale scrive una lettera in un francese sgrammaticato. E così Gieles passa con le sue due oche selvatiche tutto il santo giorno. Il suo unico amico è un professore talmente grasso che si muove con una carrozzella-scooter. Gieles è così solo che non vuole che i manifestanti ambientalisti lascino il territorio che hanno occupato davanti alla sua casa. Costoro a dire il vero con sua madre - quando la donna torna a casa, spesso ancora in divisa - sono gentili, ma sono però talmente vacui che abbandonano il campo non appena la polizia arriva a sirene spiegate, senza opporre un minimo di resistenza. Lui li considera degli eroi comunque, suo padre ovviamente no. E Gieles vuole essere, come loro, un eroe…
La scrittrice nederlandese Anne-Gine Goemans costruisce un romanzo di formazione dai tratti stralunati con venature liriche e poetiche, capace di bilanciarsi con grande armonia all’interno di una struttura forte e compatta che richiama alla letteratura classica di stampo nordeuropeo. Candidato e vincitore di premi in patria dai nomi più o meno impronunciabili (Libris, BNG-Literatuurprijs, Dioraphte), La planata è uno di quei romanzi che trova la sua incredibile forza nella caratterizzazione dei personaggi, nell’atmosfera, nella dolcezza di sentimenti silenziosi, nella crudeltà del dolore che si abbatte incomprensibilmente anche solo per ferire con l’indifferenza. Ma è soprattutto il giovane Gieles - che è sì un eroe, ma in un modo tutto diverso da quello che vorrebbe - ad essere essenza e corpo dell’opera, che ci porta in un mondo di sensibilità e amore, in cui la natura ormai assente e dimenticata dell’individuo deve sopravvivere nella tomba del cemento e della brutalità umana. Iperborea dimostra ancora una volta la grande capacità di saper scegliere testi di pregnante delicatezza psicologica e grande qualità pescando in una scena narrativa sommersa e sconosciuta (per noi italiani).

 

 

 

 
 
 
 
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