La porta dei morti

La porta dei morti
Lena è la nuora modello: affettuosa, sincera e premurosa più di quanto si possa desiderare. Giulia, la suocera, ha abbandonato ogni velleità di essere un modello molti anni fa: da quando ha perso marito e figlio in un incidente stradale si è isolata dal mondo e fa di tutto per rimanere sola. Con i suoi animali, s’intende: il loro affetto è l’unico che desideri. Per questo, se ne circonda. Non si contano più i cani, i gatti, i cavalli che va raccattando nei dintorni e che letteralmente non ha più spazio per ospitare. La cosa inquieta non poco il sindaco di Verdalmasso, e non solo per una questione sanitaria legata ai tanti animali morti, il fetore delle cui carogne si spande per tutta la valle: la salute mentale della signora - che in paese tutti conoscono come “la strega” - fa temere che la situazione sia ormai fuori controllo. E la cosa si fa pericolosa, tanto più adesso, all’arrivo della sua nipotina Lucia: perché si avvicina a passo serrato la notte di San Giovanni, che secondo la leggenda etrusca è il momento in cui i morti possono tornare a far visita ai vivi. Purché si sappia aprir loro la porta, stando attenti a non passarci attraverso…
È arduo scrivere una storia autenticamente “nera” che sappia essere a un tempo profonda e originale, anche perché i cliché del genere tendono sempre a insinuarsi, quando non a prendere il sopravvento. Sibyl von der Schulenburg ci riesce e lo fa ottimamente, consegnando uno “psicoromanzo” dedicato all’animal hoarding (sindrome sempre più diffusa che colpisce in genere donne ultrasessantenni colpite da un lutto, che si esplicita nell’accumulo indiscriminato e senza freni di animali di cui poi non si riesce a prendersi cura, finendo per causarne la malattia o la morte), che non si esaurisce nello svolgimento del disturbo ma che lo usa come un trampolino per mettere in scena il rapporto con l’aldilà (incardinato nell’antichissima visione etrusca del passaggio all’oltretomba) e più in generale la presenza e la forza di una religiosità “altra” che non può definirsi né puramente cristiana né banalmente pagana, in quanto ciascuna contamina l’altra in un insieme inestricabile e potente. Dove si parla di psicofonia senza indulgere a un parapsicologico da baraccone, e si può gustare una parlata toscana che porta il lettore di peso nella realtà narrata.

Leggi l'intervista a Sibyl von der Schulenburg

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