La prescelta e l'erede

La prescelta e l'erede
Se riusciste a guardare Phèdre nó Delaunay de Montrève negli occhi senza lasciarvi intimidire dalla sua bellezza, allora vedreste che nell’iride sinistra c’è una macchia rossa come il sangue, simile a un petalo che galleggi su acque scure. È il Dardo dell’angelo Kushiel, il Castigatore dell’Unico Dio, ed è il segno visibile di un destino straordinario. Cortigiana e spia, innamorata del cassiliano Joscelin ma decisa a servire di nuovo Naamah – la Signora dei Piaceri – Phèdre ha un compito importante: smascherare il cospiratore nascosto in Terre d’Ange, colui il quale sta tramando alle spalle della regina Ysandre e che ha permesso a Mélisande Shahrizai, condannata a morte per tradimento, di fuggire. Fingendosi caduta in disgrazia presso la sovrana per non destar sospetti, Phèdre inizia a cercare il responsabile della congiura. Per trovarlo dovrà viaggiare a lungo, per terra e per mare, passando dallo splendore della Serenissima al buio di una prigione, dalla nave del pirata Kazan Atrabiades al Témenos di Kriti, mettendo a repentaglio la propria vita, soffrendo la separazione dall’amato Joscelin e la morte dei suoi compagni, ma abbandonandosi anche al piacere dei sensi. E per lei, che è un’anguisette – l’unica in circolazione –, godere e soffrire sono la stessa cosa…
Cosa fa di un fantasy un romanzo riuscito? Sicuramente quella che potremmo definire complessità, ossia la ricchezza di dettagli e di particolari, fondamentale per dare consistenza all’universo “altro” che si intende costruire pezzo a pezzo (dagli “usi e costumi”, alla religione, alla geografia dei luoghi), e renderlo così organico, stratificato, credibile. Un obiettivo che Jacqueline Carey, in questo secondo libro della trilogia dedicata a Phèdre, ha centrato appieno: il mondo della sua eroina è tanto complesso (e affascinante) che verrebbe voglia di fare un salto in libreria per comprare un manuale di storia della Terre d’Ange. O una guida Routard in previsione del prossimo ponte pasquale. Ma qui aerei e navi servono a ben poco: gli unici mezzi capaci di raggiungere l’Europa reinventata e medievaleggiante della Carey sono la fantasia e i sogni. Un vero peccato… e tanto più perché gli angeline seguono un precetto a dir poco interessante: “Ama a tuo piacimento”. Santissima Naamah, che invidia!

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