La prigione della fede

La prigione della fede. Scientology a Hollywood

1975, London, Ontario, una cittadina industriale di medie dimensioni a metà strada tra Toronto e Detroit. Il turbolento ventunenne appassionato di cinema Paul Haggis (sì, proprio lui, il regista Premio Oscar 2006 per la sceneggiatura di Crash – Contatto fisico) incontra a un angolo di strada un coetaneo capellone con la parlantina lunga che gli schiaffa in mano un libro e gli dice: “Hai una mente. Questo è il manuale di istruzioni” e gli chiede solo 2 dollari in cambio. Paul guarda il libro: si intitola Dianetics, l’autore è un certo L. Ron Hubbard, è stato pubblicato 25 anni prima, ha già venduto milioni di copie ed è considerato una specie di Bibbia per la cosiddetta Chiesa di Scientology, che afferma a quanto pare di non voler imporre una fede, ma solo spiegare una scienza. Incuriosito, il ragazzo chiede di saperne di più e inizia a frequentare questa Scientology: vi rimarrà per più di vent’anni. Il carismatico leader di questa strana associazione è da sempre il suddetto Lafayette Ronald Hubbard, un affascinante omone dai capelli rossi che ha avuto una vita abbastanza avventurosa e ha la tendenza sfacciata a renderla molto più avventurosa del reale quando la racconta, riempiendo “il vuoto tra la realtà e la sua interpretazione dei fatti con la mitologia”. Hubbard negli anni ’30 era una star della narrativa pulp: sfornava una quantità impressionante di racconti avventurosi, di fantascienza e horror ma una scioccante esperienza di premorte vissuta sulla poltrona del dentista nel 1938 lo aveva convinto dell’esistenza un messaggio segreto nelle cose e nella vita, un mistero che lui poteva comprendere e svelare, se solo ci avesse riflettuto abbastanza. Era ancora ossessionato da questo pensiero quando era scoppiata la Seconda guerra mondiale. In seguito avrebbe raccontato di aver vissuto esperienze belliche mirabolanti, ma le cronache e i documenti sembrano svelare una storia molto diversa…

Dopo il Premio Pulitzer per Le altissime torri, il suo saggio su Al Qaeda, il giornalista Lawrence Wright torna in libreria con un reportage su Scientology, forse la più controversa setta (para)religiosa del mondo. E del resto come potrebbe non essere guardata con sussiego una organizzazione basata sull’assunto che dentro ogni essere umano si nasconde un’anima che è in realtà un “thetan”, cioè lo spirito di un alieno che circa 75 milioni di anni fa, assieme a miliardi di suoi simili, è stato deportato sulla Terra (vero nome Teegeeack) da un tiranno interplanetario chiamato Xenu, gettato nei vulcani e cremato con bombe all’idrogeno? Come potrebbe non destare sospetti e preoccupazioni una organizzazione che utilizza metodi coercitivi psicologici e fisici contro i dissidenti, con veri e propri campi di detenzione abusivi e che fa firmare contratti molto severi e impegnativi con durate di miliardi di anni? O che ha messo in piedi negli anni ’70 una capillare operazione di infiltrazione di suoi agenti nelle agenzie e negli uffici governativi di mezzo mondo? Wright – sebbene sia tutt’altro che indulgente con L. Ron Hubbard e Scientology – è molto cauto nella sua esposizione e la infarcisce di note, riferimenti bibliografici puntuali e una gragnuola di precisazioni da parte dei legali dei personaggi nominati, che inesorabilmente smentiscono tutto quello che viene riportato dal giornalista. La nota “querela facile” da parte della ricchissima Scientology deve averlo indotto alla prudenza, che del resto è sempre benvenuta in un reportage e lo purga da facili sensazionalismi e dalla tentazione di forzature. Una prudenza che però ha portato l’editore britannico del saggio a decidere di soprassedere alla pubblicazione per evitare rischi. Per documentarsi Wright ha intervistato circa 200 tra ex appartenenti e membri di Scientology, compreso il regista Paul Haggis, uno dei “testimoni-chiave”, per così dire. Oltre all’ovvio valore documentale e storico, La prigione della fede (il titolo originale Going clear allude al livello di coscienza definito appunto “clear” che gli adepti di Scientology raggiungono una volta liberatisi dei nocivi “engram” che infestano la loro mente) colpisce per l’azzeccato parallelismo tra le basi teologiche e filosofiche della organizzazione fondata da Hubbard e il mondo di Hollywood o della fiction di fantascienza: è comunque American dream, più estremo e lunare se vogliamo, ma sempre lui.



 

 

 

 
 
 
 

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