La principessa Brambilla – Mastro Pulce

La principessa Brambilla – Mastro Pulce
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Nella bottega del maestro Bescapé, la sarta Giacinta cuce nastri, trine e pietre preziose sullo sfarzoso abito di raso rosso che il suo padrone ha tagliato per una dama che lo indosserà durante il Carnevale romano. Il malumore si impossessa di lei e non può fare a meno di pensare alla propria condizione e a quanto desideri partecipare alla sfilata indossando un vestito così elegante. La vecchia sarta Beatrice tenta di consolarla ricordandole il vestito da giardiniera che le sta tanto bene, ma agli occhi di Giacinta quello è solo un ammasso di stracci. Le due donne finiscono col battibeccare e Beatrice pensa di tirarle su il morale proponendole di indossare per prima l’abito rosso, chi mai può vederla? Invece proprio il fidanzato della ragazza, Giglio Fava, compare inaspettato... A Francoforte si festeggia il Natale, Pellegrino Tyss, trepidante come sempre, attende di scoprire i doni ricevuti. L’uomo è ritenuto da tutti folle per l’indole fanciullesca e la sua misoginia. Data la grande ricchezza sono numerosi i padri di famiglia che vorrebbero concedergli le figlie, persuasi che col matrimonio possa arrivare anche l’equilibrio mentale. Dopo la morte dei genitori è entrato in possesso del palazzo di famiglia e la governante Alina continua a occuparsi di lui. Pellegrino mette da parte i giocattoli per i bimbi più sfortunati e attraversa le strade coperte di neve per consegnare i regali. Fino all’incontro con una bellissima ed elegante fanciulla, che riesce a scuotere il cuore dell’uomo con le sue arti seduttive…

È in una Roma d’epoca remota, presumibilmente intorno al ‘700, che E. T. A. Hoffmann ambienta il magico e sfarzoso Carnevale de La principessa Brambilla, a ispirarlo è un fortunato regalo ricevuto nel 1820: una serie di stampe dal gusto barocco dedicate alle maschere della Commedia dell’Arte del celebre incisore francese Jaques Callot. Grazie a quelle figure briose nasce questo capriccio basato sugli equivoci, ancor più sorprendente per le ambientazioni romane così ricche, infatti l’autore non conoscendo l’Italia, si è ispirato a Il Carnevale Romano di Goethe. Hoffmann ha così tutti gli elementi per tessere la trama di un sogno, una fiaba che parla di amore, sdoppiamento, leggenda e autodeterminazione, in cui maschere e personaggi scambiano i ruoli e in cui è inevitabile il lieto fine. Nelle edizioni del febbraio del 1965 il “Corriere dei Piccoli” pubblicava una bella riduzione a fumetti del romanzo, a cura di Mino Milani e con le illustrazioni di Grazia Nidasio. Anche nel secondo romanzo: Mastro pulce è lo sdoppiamento dei personaggi il tema principale. Il déjà vu che lega Giorgio e Dörtje si unisce alla paura di scoprire verità che non si è in grado di affrontare, come la paura di crescere che imprigiona Pellegrino e lo tiene lontano dalle responsabilità. Hoffmann è uno dei maggiori esponenti del romanticismo tedesco, autore incline ai temi gotici e onirici, le atmosfere dei suoi scritti hanno un potere di fascinazione senza tempo, così da garantirgli l’immortalità letteraria attraverso fiabe, romanzi e racconti che ancora oggi risvegliano nel lettore ancestrali paure e turbamenti.



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