La principessa sposa

La principessa sposa
“Tra tutti i libri del mondo questo è il mio preferito, anche se non l'ho mai letto”. Un famoso sceneggiatore decide di riscrivere il romanzo più importante della sua infanzia per regalarlo al figlio, viziato, sovrappeso e annoiato. L’impresa di renderlo appetibile richiede un massiccio editing e continue intromissioni nella narrazione che spiegano i salti, riassumono i passaggi poco rilevanti e fanno dell’ironia sui protagonisti, a cominciare da Buttercup, che non è tra le dieci donne più belle del mondo, solo tra le prime venti. Vive in una fattoria di Florin, un regno immaginario, si lava poco e adora le lunghe cavalcate, con il risultato di essere piuttosto puzzolente. Ciononostante il suo splendore lascia tutti senza fiato, tranne che il suo garzone personale, Westley, obbediente e silenzioso. Un giorno la gelosia fa scoprire a Buttercup di essere follemente innamorata di lui e, incapace di trattenere l’emozione, la ragazza si dichiara. Per tutta risposta lui le chiude la porta in faccia e dopo alcune ore le annuncia che si imbarcherà verso l’America, dove diventerà ricco per poi tornare a prenderla e dividere la vita con lei. L’aveva sempre amata, in totale silenzio. Buttercup vive in attesa del suo ritorno, finché non le giunge una drammatica notizia: Westley è stato ucciso dal terribile pirata Roberts. Nel frattempo la salute dell'anziano re di Florin peggiora e s’impone per il principe Humperdinck l’incombenza di prendere moglie. La prescelta è Buttercup, che accetta a condizione che non le sia chiesto di amare, perché il suo cuore appartiene a Westley. Poco prima delle nozze, la principessa è rapita da tre briganti al soldo del principe, che vuole creare un pretesto per dichiarare guerra al regno vicino. L’operazione è però ostacolata da un misterioso uomo in nero, che sconfigge prima l’imbattibile spadaccino spagnolo Inigo, poi il gigantesco lottatore turco Fezzik e infine, unico a non essere lasciato in vita, l’acuto siciliano Vizzini. L’uomo in nero fugge di corsa con l'esercito di Humperdik alle calcagna e Buttercup in spalla, finché non si trova sull’orlo di un burrone. La principessa lo spinge, l'uomo in nero cade. E proprio quando sembra avere sconfitto il suo rapitore, capisce qualcosa che cambierà il corso della vicenda... 
“Non voglio dire che questo libro abbia un finale tragico, ho già detto nella prima riga che questo è il mio libro preferito. Ma c’è del brutto in arrivo, alle torture siete già preparati, ma c’è di peggio. E’ in arrivo la morte, ed è meglio che afferriate questo punto: muoiono le persone sbagliate. Siate pronti. Questa non è una storiella”, avverte l’autore. Bestseller datato 1973 dello sceneggiatore di “Tutti gli uomini del presidente” e “Il maratoneta”, arriva sugli scaffali delle librerie italiane grazie alla Marcos y Marcos nel 2007, con la sua prosa spassosa e un intreccio a dir poco avvincente, paragonabile a tratti a Il corsaro nero di Salgari. Una grande avventura che attinge a piene mani dai generi letterari di ogni tempo, dai romanzi cavallereschi a quello storico, con l’espediente della riscrittura a far da cornice, lo stesso dell’incipit de I promessi sposi, cui assomiglia anche il titolo. Ai bravi del classico manzoniano rimandano del resto i banditi prezzolati, mentre l’uomo in nero, col suo rapporto ravvicinato con la futura sposa rapita, ricorda l’Innominato. Sembra quasi di stare sul set di un filmone pieno di effetti speciali, dove i singoli personaggi prendono il sopravvento, soprattutto quelli secondari. Figure di contorno ma a tutto tondo, con il loro passato e le loro fragilità: chi sospetterebbe che il massiccio Fezzik sia appassionato di rime e incapace di stare solo? L’elemento caratteristico de La principessa sposa è però l’umorismo, che ci fa scoppiare a ridere mentre tratteniamo il fiato tra spine tra paludi di fuoco, animali letali e macchine della tortura. Niente è mai quello che sembra, anche grazie alle numerose ‘finte’ dell'autore, che si diverte a farci illudere e a prenderci in giro a ogni occasione.

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