La profezia di Einstein

La profezia di Einstein

Ovest di Strasburgo, Alsazia-Lorena, 4 agosto 1944. Lucas Athan, tenente americano della CRC, la Commissione di Recupero Culturale ‒ un piccolo gruppo militare di esperti in arte e architettura reclutati per essere spediti a trovare, sequestrare e proteggere i tesori che i nazisti hanno razziato nella loro campagna di conquista dell’Europa ‒ è riuscito a scovare una mappa rudimentale che indica l’ubicazione di una miniera di ferro in cui si pensa possa nascondersi una grossa quantità di opere d’arte rubate. Un obiettivo vitale, dato che gli ordini non sono arrivati dalla CRC ma dai superiori dell’ OSS, l’Ufficio dei Servizi Strategici. Giunto nella grotta insieme al soldato semplice Teddy Toussiant, Athan si trova davanti un antro enorme con decine di binari, scambi e incroci, carriole sgangherate e nastri trasportatori. E, soprattutto, migliaia di tele in cornici preziose, circondate da centinaia di sculture: un deposito enorme dal valore inestimabile. Il tesoro del Führer. Ma ciò che attira la sua attenzione è un sarcofago appoggiato a quattro cavalletti. Sa cos’è: un’antica arca egizia trafugata dall’Africa Korps di cui si erano perse le tracce. Ma la gioia dura un attimo: una forte esplosione, una mina, uccide all’istante Toussiant e Lucas si ritrova ferito, senza l’occhio sinistro. New York, 2 settembre 1944. È passato un mese da quell’evento e Lucas è un reduce di guerra, congedato con onore a causa della sua ferita. Ora insegna Arte antica all’università di Princeton, in cui vene ospitato anche Albert Einstein, in fuga dalla Germania nazista. Nel frattempo, la nave ospedaliera “USS Steward”, con una grossa croce rossa dipinta sulle murate e un’altra sul ponte principale, sta navigando alla volta di New York con a bordo il prezioso sarcofago trovato da Lucas. Sarà portato proprio a Princeton per essere studiato. Sulla nave ci sono anche l’archeologa Simone Rashid e suo padre Abdul, uno dei massimi esperti dei tesori dell’antichità egizia. Conoscono la vera storia di quel sarcofago ˗ dato che sono stati loro a scoprirlo prima che venisse rubato ˗ e il mistero ad esso legato. Ecco perché sono anch’essi diretti al prestigioso ateneo. Così, Simone e Lucas s’incontreranno e lavoreranno insieme all’apertura dell’antico manufatto. Ma dovranno stare attenti: non sanno che chiunque abbia a che fare col sarcofago attirerà a sé tragedie e sventure, vittima di un’antica maledizione…

La profezia di Einstein è il terzo romanzo di Roberto Masiello (in realtà il suo vero nome è Robert ma la casa editrice ha preferito italianizzarlo), giornalista, autore televisivo e scrittore di Santa Monica, nato a Evanston, in Illinois, e laureato a Princeton. Un fanta-thriller storico ambientato negli anni Quaranta del Novecento, quando in Europa imperversava la Seconda guerra mondiale e gli Stati Uniti diventavano meta e rifugio delle più grandi menti mondiali che cercavano riparo dalla folle persecuzione fascista e nazista. Qui, il professor Luca Athan, veterano di guerra, s’imbatte in un segreto atavico e malvagio, nascosto all’interno di un sarcofago misterioso, oscuro. E insieme all’archeologa Simone Rashid, Lucas farà luce su una vicenda in cui la certezza degli studi scientifici si intreccia all’imprevedibilità e all’inconsistenza del sovrannaturale. Unendo le proprie forze e le proprie conoscenze, i due compiranno un viaggio nella storia, fino ai tempi di Diocleziano, scoprendo che in realtà il sarcofago ospita le spoglie di Sant’Antonio Eremita. E non solo: lì dentro vi sono custodite le chiavi del bene e del male, delle sorti dell’umanità, impegnata ad autodistruggersi in una guerra dettata dalla follia e a creare l’arma per eccellenza: la bomba atomica. E in un romanzo in cui la verità storica si mescola ad una finzione che unisce elementi horror, fantascientifici e thriller, si aggira una personalità che spicca su tutte: quella di Albert Einstein. È suo il monito che riassume il ripudio della guerra, si fa metafora e si trasmuta nell’orrore ancestrale racchiuso nel sarcofago: “Vi si presenterà il rischio della morte universale”.



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