La promessa della vergine

La promessa della vergine
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Accanto all’Eroe, preso in un mondo ordinario che comincia ad andargli stretto, di convenzioni che a fatica lo tengono a freno, pronto a rispondere a una chiamata che lo tragga fuori dalla situazione di stallo e che dia il via al Viaggio che lo porterà attraverso pericoli, alleati e nemici a riscoprirsi, a conoscersi e poi a ri-tornare con nuova consapevolezza. Accanto dicevamo a questo archetipo alla radice di un lunghissimo narrare, d’una selva di simboli e del mito che attraversa la letteratura e (più recentemente) il cinema, sorge, in parallelo ma di luce propria, la figura della Vergine, la promessa e il viaggio della Vergine. Se il viaggio dell’Eroe è teso all’esterno, verso l’avventura e un nuovo mondo, la Vergine viaggia nel proprio sé interiore, la chiamata si volge a un bagliore interno che sferza – piccolo, andando poi ad allargarsi – le pareti di un mondo della dipendenza, la comunità, che la tiene protetta, sicura, ma che le impedisce di manifestarsi secondo le sue latenti potenzialità. Orfana o principessa, Cenerentola o Biancaneve che in improvviso bagliore conosce un mondo segreto, un sentiero verso la gioia e – anche qui – consapevolezza. Ma ci sono gli ostacoli, come per l’Eroe: il conformismo, la cultura, la famiglia e i relativi complessi. La Vergine vive passo dopo passo, crisi e difficoltà, la propria emancipazione, l’uscita dal bozzolo e l’apertura delle ali di farfalla. Cenerentola smette i panni della dipendenza per “scegliere la propria luce” e “relazionarsi in modo nuovo” con il vecchio regno…

Quando Kim Hudson partecipa al suo primo corso di sceneggiatura, si trova di fronte uno psicologo che introduce agli allievi l’archetipo femmineo iniziale: Principessa/Vergine. È l’inizio del “viaggio” della Hudson, che la porterà a studiare cinema a Vancouver e psicologia a Zurigo, mito e antropologia, teoria junghiana degli archetipi e sceneggiatura: arriva a elaborare così la teoria del viaggio della Vergine, a riorganizzare la nozione di archetipo “finché non si ottiene una sensazione di affinità”. Nella prefazione, Christopher Vogler, che ha adattato il lavoro di Joseph Campbell sul viaggio dell’Eroe alle dinamiche del cinema, si sofferma a ragione sull’importanza della struttura suggerita e individuata dalla Hudson, nella lettura e nell’analisi di ricorrenti dinamiche narrative cinematografiche. In forma di manuale, il testo della Hudson ha il pregio, rivisitando i “beat” delle sceneggiature di film di successo (da Pretty Woman a Billy Elliot, dalla Leggenda di un amore a I segreti di Brokeback mountain), di ampliare il discorso, far ”problema” dal testo filmico e cogliere nodi fondanti della narrazione, del rapporto tra fiaba (Vergine) e mito (Eroe), dei simboli come linguaggio dell’inconscio che ci ri-guarda da più vicino, e dell’accostamento di opposti per dare pieno effetto agli archetipi: la Vergine e il suo lato ombra, la Puttana, come l’Eroe e il Codardo; la Vegliarda e la Megera; la Madre/Dea e la Femme fatale come l’Amante/Re e il Tiranno. Teoria e struttura di tredici beat modulabili ed essenziali in tre atti, ricorrenti nel processo di trasformazione femmineo, della drammaturgia “dal punto di vista di Cenerentola”.



 

 

 

 
 
 
 

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