La quarta scimmia

La quarta scimmia

Ore 06:14, Chicago. Il detective Sam Porter viene buttato giù dal letto dalla sveglia del suo iPhone. Sulla schermata appare un messaggio: è Nash, c’è stato un incidente vicino alla Cinquantacinquesima strada e, sebbene sia della Sezione Omicidi, deve assolutamente andare sul posto a vedere. Mezz’ora dopo Porter è sul luogo dell’incidente: un uomo si è gettato sotto un autobus, l’autista sta disperatamente tentando di spiegare, terrorizzato dalla possibilità concreta di poter perdere il lavoro. Quello che però interessa a Nash (ed è questo il motivo per il quale ha contattato Porter) è che la vittima aveva con sé una scatoletta bianca, legata con uno spago nero. É il marchio di fabbrica dell’assassino delle quattro scimmie, che da cinque anni a questa parte ha ucciso sette ragazze, prima mutilandole, per “punirle” a modo suo dei crimini commessi dai loro genitori. Sul retro della scatola c’è l'indirizzo di Arthur Talbot, magnate immobiliare di Chicago. Dentro, invece c’è un orecchio, come da modus operandi del serial killer. Porter e Nash passano quindi all’identificazione dell’assassino: il suo volto però è irriconoscibile, maciullato dall’impatto, pertanto occorrerà una ricostruzione facciale, mentre gli oggetti rinvenuti nei suoi vestiti – dei soldi, un orologio da taschino e una ricevuta di una lavanderia a secco – sembrano non portare a nulla. L’unico elemento di qualche rilevanza è una specie di quadernetto – in precedenza aperto da Nash – che si rivela essere un diario. Con così pochi elementi, i due poliziotti decidono di partire da Talbot: un suo parente stretto deve essere per forza scomparso, altrimenti la scatola non sarebbe indirizzata a lui...

Quello delle tre scimmie sagge è un antico motto giapponese, la cui prima apparizione risale al diciassettesimo secolo, in una cornice di legno del tempio shintoista di Nikkō. La scimmia che non vede il male si chiama “Mizaru”, quella che non sente il male “Kikazaru”, quella che non parla del male “Iwazaru”. Alle volte ad esse se ne aggiunge un’altra, raffigurata con le braccia incrociate: “Shizaru”, che simboleggia il principio del non compiere il male. L’idea che ha ispirato questo romanzo viene proprio da qui. Barker mette in scena un thriller prima di tutto psicologico più che d’azione, portando a termine un enorme lavoro di approfondimento caratteriale dei personaggi, scavando sull’origine del male piuttosto che sul male in sé. In questo romanzo è possibile trovare evidenti echi cinematografici e letterari: a partire dal film The Departed (2006) diretto da Martin Scorsese, per arrivare alla fortunata serie del detective Alex Cross di James Patterson, passando per Roy Grace, nebuloso ispettore creato da Peter James. Barker inoltre cita tra le sue più importanti influenze Stephen King (da cui ha ricevuto il permesso di sviluppare il personaggio di Leland Gaunt in Forsaken, King si era servito di lui in Cose Preziose), Dean Koontz, John Saul e Neil Gaiman. La quarta scimmia è il secondo romanzo di Barker e, dopo che Forsaken è stato nominato per il Bram Stoker Award, anche questo sta viaggiando a ritmi esagerati: non a caso ne sono già stati venduti i diritti per cinema e televisione.



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