La questione più che altro

La questione più che altro

“(…)Mancano diciannove giorni a Natale, venticinque a Capodanno, qualcosa di più e di ancora imprecisato all’ultimo esame, quello che sta lì e mi guarda da due comodi anni e mezzo fuori corso”. Eppure Gaia, che vive tra Venezia e una non precisata valle vicino Treviso, continua ad annoiarsi e a odiare profondamente la vita che ha. Detesta la valle in cui è costretta a tornare per mantenere i rapporti, sempre più turbolenti, con i suoi genitori: è un luogo così triste, dove “i morti dormono sulla collina” stretto tra il lago e le montagne che anche chi vuol suicidarsi ha una “discreta scelta” tra buttarsi nel lago (abitato solo da due cigni) o precipitarsi da un viadotto. Non va meglio il suo rapporto con Venezia, dove studia Lingue Orientali ed è rigorosamente fuori corso. Nella città lagunare non c’è più nulla che la sorprenda: è incantevole, certo, ma assomiglia quasi ad un album di fotografie di turisti in viaggio di nozze tanto sembra artefatta. Gaia cerca dei lavoretti per mantenere la propria indipendenza: finisce in un call center di Mestre prima e a lavorare in uno dei celebri locali veneziani maggiormente frequentato dai turisti poi. Intanto il padre comincia ad avere problemi di salute, i nonni non stanno benissimo, la mamma non si barcamena: la valle sembra avere sempre più bisogno di lei…

La questione più che altro è l’esordio narrativo di Ginevra Lamberti, classe 1985. Un romanzo scoppiettante, brillante, intelligente, il miglior esordio del 2015 a mio avviso. L’autrice ci racconta la storia della sua protagonista con una ironia disarmante e con un certo straniamento: Gaia guarda il mondo che la circonda, trae le sue massime di vita, impara a restare a galla (e non è di certo facile) con un distacco apparente che l’aiuta a sopravvivere alle difficoltà, a restare ore ed ore chiusa in un call center a cercare di vendere prodotti insulsi a clienti sempre più insofferenti e ore ed ore in piedi ad accogliere turisti insoddisfatti in un locale veneziano. Gaia ci conquista e ci fa sorridere. È esattamente una di noi, con i sogni ormai accartocciati in un cassetto, una laurea che non serve quasi a nulla, i genitori che stanno invecchiando e che devi imparare a gestire e ad aiutare, un lavoro che non è di certo quello che hai sognato ma che se serve per portare a casa la propria indipendenza va bene qualunque cosa, la vita privata in un equilibrio così precario che ti chiedi sempre se sei con la persona giusta o se non è il caso di impacchettare tutto, prendere il passaporto e ricominciare da zero in un qualunque punto del globo. “(…) La questione più che altro è che non so come vivere”. La questione è che ci sentiamo tutti esattamente come l’uomo nella foto di copertina dell’artista visiva Margherita Morgantin: soli, in mezzo al mare, avvolti in una nebbia lattiginosa che non ci permette di vedere nulla.



 

 

 

 
 
 
 

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