La ragazza che cadde dal cielo

La ragazza che cadde dal cielo
Marian ha poco più di vent’anni ed è  figlia di padre inglese e di madre francese. Siamo negli anni Quaranta e il mondo è in guerra. Marian Sutro, questo il suo nome completo, viene scelta per svolgere una missione segreta, viene addestrata per uccidere, senza sapere bene i motivi, perdendo la sua identità, già abbastanza traballante, e acquisendone miriadi. Sembra avere grandi potenzialità, almeno a detta di chi ha deciso che dovrà recarsi nel sud della Francia con un compito molto importante. Nessuno deve sapere dove si trova, con chi e perché, neanche la sua famiglia. Solo suo fratello Ned, fisico affermato, sembra conoscere i motivi del suo reclutamento. C’entra anche Clement, un vecchio amore epistolare di Marian, apparentemente dimenticato ma sempre vivo nei suoi ricordi, una costante fonte di emozioni. È l’unico pensiero che sa distoglierla dalla realtà, anche quando vive uno dei momenti più determinanti della sua esistenza: il passaggio dalla fanciullezza all’età adulta, la perdita della verginità. Aveva davvero immaginato quel momento così? Con Benoit? È durato tutto pochi minuti, ma andava fatto, per lasciare alle spalle la sua spensieratezza e rendersi conto che il mondo è fatto di crudeltà, complotti e lei, sì proprio lei, Marian Sutro, ne è parte integrante. Dismesse le vesti di piccola fanciulla indifesa si prepara a lanciarsi dal paracadute. L’immagine di Clement e le sue parole sono ancora ricordi vividi. È proprio lui che sta cercando. È questa la sua missione…
Simon Mawer ci presenta ancora una volta un personaggio femminile: La ragazza che cadde dal cielo è il romanzo del cambiamento, delle prove continue e della paura. Paura di volare, paura di diventare adulti e paura di combattere. La guerra per chi l’ha vissuta da protagonista è stata quasi un divertimento, una scarica di adrenalina e di eccitazione simile a una partita di football. E se a combatterla fosse una donna? Marian rappresenta la coincidenza degli opposti: una donna non ancora donna, almeno all’inizio del romanzo, una donna che “fa cose da uomo”. La sua femminilità non va in contrasto con il tema centrale del romanzo, la missione segreta che le è stata affidata, anzi, diventa ulteriore chiave di volta. La paura di perdere la verginità si accompagna alla paura del suo futuro e di quello che la aspetta, diventando parte fondamentale di questo cambiamento. Simon Mawer non dimentica che Marian è una donna, è un elemento che non mette mai da parte, ma lo elegge a protagonista della vicenda: l’orrore della guerra, i complotti e i sotterfugi vengono vissuti attraverso gli occhi di Marian, a volte lucida, tante altre volte impaurita, piena di dubbi e debolezze. La missione diventa occasione di crescita e di messa alla prova, in un viaggio tanto concreto quanto psicologico.

Leggi l'intervista a Simon Mawer

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