La ragazza che dormì con Dio

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Arco, Idaho, è una di quelle cittadine nel bel mezzo del nulla che riempiono il Midwest americano e che sfuggono alle guide turistiche. Uno di quei posti in cui puoi solo pregare o ubriacarti, o tutte e due le cose insieme. La famiglia Quanbeck è nell’intera comunità tra gli esempi più alti di devozione, o meglio di eccesso di devozione. Tutti pregano, gli unici libri ammessi sono quelli accettati dal reverendo o da altra autorità ecclesiastica, non si può partecipare alle feste, ascoltare musica o bestemmiare. Le uniche digressioni concesse sono le lezioni di astronomia del capofamiglia che dimostra la grandezza di Dio attraverso lo sguardo verso le bellezze dell’universo. Jory, però, ha quasi quattordici anni e di lì a poco, quando la sua adolescenza si troverà nel vivo, inizieranno gli anni Settanta. Tutti fanno continue scoperte degne della loro giovane età, ma a lei non è concesso. Purtroppo, non riesce ad essere come sua sorella maggiore, Grace, così proiettata sul messaggio del Signore da sembrare a tutti gli effetti una suora. E non può fregarsene totalmente come la piccola Frances, per cui tutto sembra alquanto normale. Come sarebbe bello trovarsi nei panni di Rhonda Russell, la sua migliore amica, e parlare di ragazzi e di cosmetici, o provare i primi baci con i ragazzi che le piacciono; o avere una madre affettuosa e presente, non come la sua che ad ogni incertezza della vita si rifugiava in camera da letto succube dei suoi mal di testa. A complicare un’esistenza già di fatto segnata, ci si mette anche il viaggio in Messico di Grace come missionaria tra le popolazioni in difficoltà. L’evangelizzazione promessa, in realtà, si rivelerà fallace e farà tornare la primogenita a casa molto presto, con novità che cancelleranno per sempre il pur effimero equilibrio esistente…

La provincia americana raccontata da Val Brelinski in questo suo bellissimo primo romanzo è piena di lati oscuri e di contraddizioni. Il paradosso su cui si fonda la religiosità e successivamente le vicende personali di Grace è significativo: credere così tanto alle parole della predica serve poi ad assolvere, o in questo caso a giustificare, le azioni compiute. La stessa, nel suo cammino di esempio e diffusione del verbo, abbandona quasi il suo corpo per dimostrare la parola del Signore. La “ragazza” del titolo è lei, ma la protagonista assoluta è la quattordicenne Jory, che suo malgrado viene catapultata in una vita che non vorrebbe mai aver avuto. In un ambiente familiare in cui fa fatica a farsi notare o credere, le uniche persone che le manifestano un certo interesse, l’anziana vicina, Mrs Kleinfelter, o il gelataio “con un passato”, Grip, diventano automaticamente la sua famiglia di adozione. Perché riescono a comprendere ciò che, a guardare bene, desidera, come tutti gli adolescenti, ovvero comprare i mocassini o una giacca alla moda – ripeto esattamente come tutti gli altri suoi compagni a scuola – e sentirsi amata o essere accompagnata al ballo di fine anno. Sicuramente l’autrice sa bene di cosa sta scrivendo, provenendo da una famiglia molto simile ai Quanbeck in cui proprio l’eccessiva religiosità era causa scatenante di liti e drammi continui. Potrebbe far venire in mente l’ambientazione alla Footloose (divieto di ballo, musica e divertimento sulla base di un Vangelo mal letto), ma se da una parte il personaggio di Kevin Bacon lottava contro la cecità di un’intera comunità, qui la giovane Jory si trova davanti il muro costruito solo dai suoi consanguinei. Un esordio più che riuscito.

 


 

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