La ragazza corvo

La ragazza corvo

Stoccolma. In una vecchia casa del centro dalle solide pareti di pietra, una donna lavora senza sosta da giorni: la piccola stanza che ha sempre utilizzato per lavorare o come stanza degli ospiti sta per essere definitivamente trasformata. Pannelli di polistirolo ad isolare pavimento e pareti, finestra con tripli vetri, quattro strati di polistirolo per coprire la porta del soggiorno, il tutto rivestito da uno spesso telone impermeabile. Una volta nascosto l’ingresso della stanza con librerie scorrevoli e rimessi a posto i libri per celare il rozzo sistema di chiusura, la donna si guarda attorno soddisfatta: ora può portare il ragazzino che dorme sedato nella sua camera da letto nella nuova stanza, che diventerà la sua casa. Per sempre. Nel frattempo, nel parco cittadino vicino alla metropolitana nei pressi della Lärarhögskolan, un adolescente viene ritrovato senza vita. Al commissario di polizia Jeanette Kihlberg, chiamata sul posto, si presenta una scena raccapricciante: il il corpo rinvenuto è in gran parte mummificato, sulle braccia e sul tronco un centinaio di segni ‒ probabilmente dovute ad un’incredibile quantità di percosse subite ‒ e, per ultimo, i genitali completamente asportati...

Rielaborazione di tre volumi originariamente pubblicati separatamente, tutti tradotti in Italia ad opera di Umberto Ghidoni e pubblicati con lo pseudonimo di Erik Axl Sund (dietro il quale in realtà si celano due autori, Jerker Eriksson e Håkan Axlander Sundquist), La ragazza corvo cala violentemente il lettore nel terribile mondo della pedofilia. Nonostante il tema affrontato sia particolarmente odioso e costringa più volte a pause di decantazione, in cui però l’immaginazione personale aggrava se possibile la scabrosità delle scene descritte, le oltre settecento pagine del romanzo si leggono tutte d’un fiato. In particolare colpisce, al di la del plot ben articolato e ricco di sottotrame che tuttavia non appesantiscono la narrazione, l’accurata caratterizzazione psicologica dei protagonisti che ‒ senza voler troppo anticipare gli eventi narrati ‒ si scoprono pian piano essere di più rispetto a quelli inizialmente “dichiarati”. Lo stile serrato, i dialoghi secchi ed i numerosi flashback completano il quadro di quello che è sicuramente un thriller psicologico di qualità, avvincente, angosciante e dal finale per niente scontato.



 

 

 
 
 
 

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