La ragazza dai capelli di fiamma

La ragazza dai capelli di fiamma
Buenos Aires. Perla è una ragazza affascinate, intelligente. Contrariamente ai desideri dei suoi genitori, ha scelto di studiare psicologia anziché diventare medico e magari sposarne uno. Perché ama esplorare la mente umana, sviscerando i sentimenti, facendoli emergere allo scoperto. Più che una passione e un’aspirazione, il suoi sembrano un bisogno e una necessità quasi inspiegabili. Suo padre è un generale della Marina ormai in pensione, impettito dentro la sua divisa impeccabile; sua madre ha rinunciato alle aspirazioni da pittrice per diventare una casalinga benestante al servizio di un militare. La loro vita, dentro una villetta alle porte della grande metropoli, scorre placida, immersa in un amore materno e paterno tanto regolare da sembrare posticcio. Perla ha, oppure aveva (non ne è ancora certa), un ragazzo. Si chiama Gabriel e fa il giornalista, professione mal vista dai suoi genitori. Per questo, se può, evita l’argomento e a loro non ha mai parlato di Gabriel. Sfugge le domande e vive, lo sente fisicamente, due esistenze una dentro l’altra, come fosse una sorta di matrioska di carne, sangue e anima. Perché c’è un’altra realtà in Argentina, molto diversa da quella che lei fin da piccola ha vissuto. Una realtà dolorosa dove la parola desaparecido ha un significato terribile e che racchiude i nomi di tutte quelle persone che il regime del dittatore Videla, tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, fece sparire perché accusate di attività anti governative. Individui dissolti nel nulla, le cui madri e padri e figli continuarono a cercare, protestando e denunciando pubblicamente i rapimenti e le violenze subite. Quando i primi carnefici cominciano a confessare i delitti e le atrocità inflitte, torture, esecuzioni sommarie, corpi nudi gettati in mare aperto da un aereo militare, la ragazza inizia a scoprire che la realtà degli scomparsi ha un legame con la sua vita quasi perfetta. E quando, una notte e misteriosamente, un uomo compare dal nulla dentro la sua casa, la sua vita, più che cambiare, si scioglie completamente nell’acqua di cui l’uomo sembra nutrirsi e che esce dal suo corpo come fosse la materia che lo compone e che ora si sta disfacendo…
La storia di Perla, Perlita, vi conquisterà per il tono delicato e per i vortici narrativi che solamente una mano e un pensiero femminile saprebbero creare e poi dipanare. Noi uomini, sebbene a una cosa vorremmo girarci attorno e raccontare certe esperienze per altre vie, finiamo per essere drastici, tagliando in due la strada maestra per prendere il sentiero corto. Temo sia fisiologico. Raccontare dei desaparecidos, delle Madres de Plaza de Mayo, trasformandoli in un contesto dentro cui immergere la vita di questa ragazza deve essere stata un’operazione molto delicata, quasi chirurgica. Il suo è un narrare, ora in modo sereno e lucido, la propria storia venuta alla luce a un interlocutore che ancora non c’è, che si sta costruendo di nascosto, proprio come di nascosto la sua vera vita è venuta a galla. L’acqua del mare ha riportato nella sua stanza un frammento di lei, i libri ne hanno ricomposti altri, la casa dove la sua infanzia è stata protetta, istruita, in un certo senso isolata, ora deve far spazio a una nuova storia. Ammetto di essermi commosso, cosa che capita raramente; ammetto di aver provato compassione, cosa che capita raramente; ammetto di essermi lasciato coinvolgere da questo romanzo pieno di sentimenti e ricordi.

 

 

 
 
 
 
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