La ragazza dei fiori morti

La ragazza dei fiori morti
Clara lavora in un'impresa di pompe funebri, prepara i corpi dei defunti per la loro ultima apparizione, quella in cui daranno l'addio definitivo al mondo. Vive sola, tormentata da un passato di cui è prigioniera e che la rende inaccessibile a tutto e a tutti. Chiusa nel suo laboratorio sotterraneo, seguendo sempre lo stesso rituale, cura amorevolmente sconosciuti a cui cerca di ridare l'aspetto che avevano in vita e regala loro un letto di fiori sempre diverso e sempre rappresentativo di ciò che ognuno di loro è stato durante la sua esistenza. Perché i fiori sono uno dei pochissimi conforti di Clara : li conosce ad uno ad uno, ne può descrivere il profumo ed il colore, può dirne il significato. Li ama e li coltiva, come se fossero esseri viventi, gli unici con cui riesca a comunicare. Finché non arriva Trecie, una bambina strana e taciturna, con un terribile segreto ed una straordinaria somiglianza con la bambina maltrattata che Clara è stata. Una madre morta troppo presto ed una nonna che ha saputo soltanto infliggerle punizioni e non le ha mai fatto una carezza, la fanno assomigliare troppo alla bimba fragile e triste che le appare davanti nei momenti e nei luoghi più improbabili. Il muro di diffidenza e di paura che Clara ha costruito intorno a sè e che la rende invisibile agli altri comincia a vacillare, anche sotto i colpi delle domande di Mike, un poliziotto che segue il caso dell'omicidio di una bambina avvenuto tre anni prima e che è convinto che lei sappia molto più di quello che vuol far credere. Trecie quindi non è la sola a reclamare l'attenzione e l'aiuto di Clara, che sarà costretta ad uscire dal suo torpore ritrovandosi al centro di un giallo dai contorni a dir poco inquietanti, nel momento in cui la sua piccola visitatrice scomparirà...
Seguire il percorso fisico, esteriore della morte non è mai facile : si rischia sempre di cadere nel macabro, se non peggio. Così come non appesantirne le atmosfere, non rendere il paesaggio troppo greve, troppo scuro. L'autrice sia nel primo caso che nel secondo sfoggia un raro esempio di misura: da un lato nella descrizione non truculenta di processi che non hanno nulla di leggero; dall'altro nel non coprire tutto sotto una distesa di ghiaccio foriera di un inverno eterno. E poi, ha la capacità soprattutto di dare una visione onesta e toccante, non insensibile e distante, di una realtà così atroce come la pedofilia. Racconta le paure, le insicurezze, le malvagità, le titubanze di ogni personaggio nello stesso modo in cui ne mette in risalto il coraggio o la fede. Forse, lo sviluppo della trama manca un po' di suspence e parecchi capiranno molto prima della fine la piega presa dagli avvenimenti. Eppure, questo è un debutto letterario talmente notevole, che glielo si perdona facilmente e senza ripensamenti.

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