La ragazza del buio

La ragazza del buio
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L’anno è il 2005 e Anna è impiegata presso la sede centrale del Ministero del Lavoro e delle Pensioni di Londra. Trascorre le pause pranzo girovagando per Covent Garden e il weekend con il fidanzato Pete. La vita di Anna non è perfetta, il lavoro non sempre gratificante, ma “piccole isole di speranza” come l’appartamento appena acquistato la rendono fiera della propria indipendenza. Tutto questo fino al giorno in cui, davanti al computer dell’ufficio, la pelle del viso inizia a bruciarle. Quella che dapprima sembra essere una reazione alle luci artificiali dovuta allo stress si manifesta poi in tutta la sua tragica portata. Faccia, mani, gambe, poi l’intero corpo di Anna sviluppano una reazione allergica alla luce. La diagnosi sembra essere di dermatite seborroica fotosensibile, ma la prognosi è incerta. Ostacolata da una malattia che le impedisce qualsiasi contatto con la luce, Anna non può sottoporsi a visite dermatologiche specializzate e trova sollievo solamente nella più totale oscurità. Ha così inizio per lei un’esistenza in cui, a distanza di anni da quel primo episodio davanti al computer, audiolibri e giochi al buio diventano l’unico passatempo possibile e il mondo esterno si riduce all’istantanea di una fotografia…

Cosa succederebbe se, da un giorno all’altro, venissimo privati della nostra capacità di sopportare qualsiasi fonte di luce? Come trascorreremmo le nostre giornate, come vivremmo le nostre relazioni, a cosa ci aggrapperemmo per non impazzire? Ѐ attorno a tali domande che ruota La ragazza del buio, un memoir denso di fatti talmente incredibili da apparire quasi come il frutto dell’immaginazione della loro autrice. Eppure la storia di Anna Lyndsey – che aggiunge alla protezione conferitale dall’oscurità quella dello pseudonimo – è tutt’altro che fiction. Abbandonata da un sistema sanitario che non sembra trovare tempo e mezzi per occuparsi del suo particolarissimo caso, con il solo sostegno di pochi amici, famiglia e un fidanzato esemplare, Anna combatte ogni giorno per mantenere intatta la propria identità. Perché quando la prospettiva di un altro istante al buio diventa l’unica possibile e ogni contatto col mondo lascia un marchio doloroso sulla pelle, trovare la forza di svegliarsi ogni giorno non è facile. Il libro non segue una vera e propria sequenza cronologica, ma si sviluppa piuttosto per episodi, dove le fasi della malattia si alternano a descrizioni di passatempi e ogni genere di cura sperimentata dalla protagonista. La voce di quest’ultima riesce a fendere l’oscurità e arrivare fino a noi, che ne condividiamo la gioia di ogni remissione e il dolore di ogni ricaduta. Ambasciatrice di tutti coloro che hanno visto la propria esistenza limitata da malattie o disabilità rare, Anna ci insegna che nei momenti di sofferenza non dobbiamo chiederci “perché a me?” quanto piuttosto “perché non a me?”.

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