La ragazza di Homs

La ragazza di Homs

Ha vent’anni Gianni, quando decide di seguire le orme del padre e andare nel 2012 a Beirut per fotografare la situazione dei profughi siriani. Vuole partecipare ad un concorso europeo che gli permetterebbe di diventare famoso e vincere dei soldi. L’idea gli viene quando conosce nel campo palestinese di Sabra la giovane e bella Leila. Lei gli parla di Homs, la sua città, del fratello chiuso in carcere dal regime totalitario e liberticida di Bashar al-Assad, del fidanzato che ha lasciato indietro per fuggire con il resto della famiglia da una guerra che non ha veri schieramenti, ma che produce solo tanti morti. Gli scatti a quella donna piena di voglia di fare e di cambiare gli fanno venire in mente la possibilità di raggiungere la Siria per ricongiungerla con il suo Bilal. Gianni ha l’età dell’incoscienza e, mentendo al padre che quelle zone le conosce bene, parte per un’avventura che non dimenticherà. Con in tasca le foto della giovane siriana, affronta l’attraversamento del confine libanese con l’aiuto di Mohammed, ventenne anche lui e in grado di esaudire quel folle desiderio. Mentre accompagna quell’italiano pieno di curiosità, trasporta un carico di medicinali che servono al suo popolo martoriato da gas tossici e bombe straniere. Nonostante le montagne e la neve, i due giovani, anche in compagnia di un asino e con il cibo offerto da qualche benefattore, arrivano a Homs, nell’Internet cafè che frequenta Bilal. Prima di raccontargli di Leila, del suo amore che la tiene in vita, Gianni deve prima di tutto andare all’ospedale locale per donare il sangue. Quel gesto in quella situazione precaria lo metterà di fronte al legame appena creato con una popolazione che gli resterà sempre nel cuore…

Leila, la ragazza del titolo, è una donna sulle cui spalle si svolgono i destini di molte persone. Da quando adolescente, vestita da uomo, fa la rivoluzione con i suoi concittadini, sa di voler cambiare il suo Paese. Ma quando il cambiamento deflagrerà come il gas sarin che nel 2013 ucciderà migliaia di persone a Damasco, si troverà davanti al nuovo destino che nessun siriano si sarebbe aspettato. L’uomo che ama, Bilal, non accetta di avere accanto una donna così forte e indipendente. Lui aspetta che le cose cambino e si lascia influenzare da voci che iniziano a mettere strane radici nel territorio. In un momento del genere, però, nessuno sembra essere davvero amico e come molti altri sarà costretto a fuggire. Susan Dabbous conosce molto bene questi argomenti. Inviata per diverse testate giornalistiche in Medio Oriente, ad Aleppo ha avuto i suoi natali e la Siria rimane nel suo cuore. La storia raccontata non è una storia d’amore o di guerra, ma una resoconto di come gli individui possano reagire ad eventi giganteschi e totalizzanti. La forma romanzata si unisce a vicende reali creando una combinazione fortunata. Il pregio della sua scrittura è di avvicinare umanamente il lettore a quello che racconta. Leila, Bilal, Firas, Rashida diventano personaggi a cui è difficile staccarsi e di cui si vuole conoscere le sorti future. I viaggi, in mare o in aereo, e le esperienze nel campo profughi o nella periferia milanese, le guerre, interne o esterne, vissute sono sicuramente lontani anni luce dalla vita comoda e senza asperità che viviamo ma servono ad aprire gli occhi e sensibilizzare gli anni.

LEGGI L’INTERVISTA A SUSAN DABBOUS



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