La ragazza nel giardino del tè

La ragazza nel giardino del tè

Siamo in India, quasi allo scoppiare della Seconda guerra mondiale, mentre aleggia aria di rivolta per l’indipendenza. Adela è nata in questo grande Paese asiatico, da una delle tante famiglie britanniche, quelle del colonialismo. Solo a scuola viene a sapere, dalla prepotente Nina, una compagna di istituto che la chiama “Foglia di tè” perché i suoi genitori gestiscono una piantagione, che è una “due anna”, un’espressione che serve a indicare che non ha solo sangue britannico nelle vene. La mamma Clarrie le parla così di una bisnonna indiana. Nina va anche raccontando che sua madre è stata lasciata sull'altare dal padre di Adela e la ragazza proprio non la sopporta più e l’aggredisce ma poi, vessata e messa in disparte da compagne e insegnanti in ogni situazione, comprese le sue amate rappresentazioni teatrali, decide di scappare via dal collegio e di tornarsene a casa. Coinvolge nella fuga Sam, vecchia conoscenza della sua famiglia e per il quale prova una certa simpatia. Adela da grande vuole fare l’attrice, sogna di calcare i palcoscenici di tutto il mondo, si dà da fare, eccelle nel canto e, con l’aiuto di un paio di buone amiche della sua mamma, riesce ad entrare in una scuola dove si dà spazio alle velleità artistiche delle allieve. Non solo, ma comincia anche a frequentare con successo il teatro della cittadina dove si trova la nuova scuola. E conosce molte persone, compreso il principe Jay che, mentendole, le causa non pochi problemi...

Grande la capacità di Janet MacLeod Trotter di descrivere territori e storie dei personaggi, intrecciandoli senza sosta. Si rincorrono, infatti, le situazioni, i Paesi e con essi i continenti, i protagonisti, le loro vicissitudini e le vicende piccole e grandi, tra amicizie, amori, dolori, ricordi: l’autrice trova un posto per tutto, riconciliando le persone con il tempo che passa. Vecchie compagne di scuola, vecchi colleghi di palcoscenico, vecchi spasimanti... tutto torna a intrecciarsi con sapienza, come in una storia realmente vissuta, dove il ritrovarsi include il raccontarsi, nonostante lo sfondo della Seconda guerra mondiale che rende difficile lo spostarsi tra Asia ed Europa, nonostante il tempo che passa impietoso. Il libro è ben scritto, scorrevole, d’altronde non è un’opera prima e, anzi, la MacLeod Trotter arriva da altri successi letterari. Ha una modalità di raccontare le situazioni che sembra proprio di trovarcisi dentro e soprattutto rende piacevole l'affrontare le 500 pagine del libro, leggendole senza un attimo di noia. Interessante il punto di vista insolito con cui si guarda e si vive la Seconda guerra mondiale, tra un allarme per le incursioni aeree, un rifugio, una corsa senza sosta per dare una mano. Sono gli occhi dei volontari, di chi si mette a disposizione degli altri negli ospedali, negli uffici e soprattutto sopra un palco, dove poter “distrarre” le truppe e non solo le truppe, con musica e balli.



 

 

 
 
 
 

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