La ragazza nella nebbia

La ragazza nella nebbia

23 febbraio. Sono passati sessantadue giorni da quello in cui tutto è cominciato. Era la vigilia di Natale ad Avechot, piccolo paese incastonato in una valle tranquilla, fin troppo forse, sulle Alpi. C’è sempre stato poco da fare ad Avechot, si vive così isolati dal resto del mondo che lentamente, in maniera naturale, anche la comunità religiosa si è allontanata dalla Chiesa e si è chiusa in qualcosa di diverso, “la confraternita”. In quella giornata prefestiva una ragazzina di sedici anni, piena di lentiggini e capelli rossi, timida e riservata, è uscita da una delle villette unifamiliari del quartiere residenziale per andare ad un incontro in chiesa, a qualche centinaio di metri. Nessuno l’ha più vista. Dov’è andata Anna Lou? Nessuno ha visto niente. Dopo le quarantotto ore canoniche, durante le quali si aspetta che gli adolescenti possano tornare da un allontanamento volontario, il meccanismo si mette in moto. In città arriva l’agente speciale Vogel, noto alle cronache, investigatore sui generis convinto che usare i media sia la strada migliore per le indagini: avere l’attenzione dell’opinione pubblica puntata sul caso è il modo per ottenere maggiore disponibilità di mezzi e fondi. Per lui non esistono limiti di etica, e se il suo istinto gli indica un colpevole anche forzare le prove è lecito. E adesso il suo istinto gli dice che Loris Martini, insegnante quarantenne da poco trasferitosi in città con la famiglia, quello che ai suoi alunni ama ripetere che “sono i cattivi a fare la storia”, è il mostro perfetto da sbattere in prima pagina. Ma qual è la vera priorità di Vogel? Il tranquillo professore è davvero il colpevole? Cosa c’è di terribile nel passato di Avechot? E, soprattutto, dov’è Anna Lou? Oggi è il 23 febbraio, “la notte in cui tutto cambiò per sempre”…

Donato Carrisi, ormai senza dubbio alcuno uno dei migliori autori di thriller di casa nostra, scrive questa volta un romanzo di genere, certo, ma molto molto particolare. La storia è incentrata sulla sparizione di una ragazzina ma ben presto l’attenzione del lettore è del tutto assorbita dal carrozzone mediatico montato dalle indagini, con consapevolezza e intenzione. L’autore, laureatosi con una tesi sul cosiddetto “mostro di Foligno” e spesso presente nel salotti televisivi a tema per commentare fatti di cronaca nera, non lesina nel romanzo riferimenti a indagini, particolari, personaggi, delitti, processi noti a tutti noi. Forse è per questo che, ad un certo punto della lettura, i sentimenti che prendono il sopravvento sono forti: di rabbia, di indignazione e - diciamolo – di disgusto. Il romanzo mette il dito dritto nella piaga quotidiana dell’attualità che ogni giorno, più o meno consapevolmente, ci mette davanti al potere dell’informazione, un potere mistificatore e losco, capace di controllare l’opinione pubblica e – in senso lato ma chissà poi in che misura reale – le indagini. Lo sforzo che si ritrova a fare il lettore è quello di immaginare (o piuttosto sperare) una realtà esasperata dalla fiction narrativa ma i dubbi, terribili dubbi, restano. Sarebbe davvero interessante poter domandare a Carrisi quanto di vero ci sia nei perversi meccanismi che ha scelto come protagonisti reali della sua storia così particolare. Quanti agenti Vogel, ad esempio, ha conosciuto nel suo lavoro? Chissà se e cosa risponderebbe. Forse però è giusto limitarsi a gustarsi questo romanzo che si beve in un sorso come una birra fresca d’estate, nonostante la nebbia e il freddo che lo pervadono in ogni senso, provando a non farsi troppe domande e soprattutto a non restare basiti a riflettere su una affermazione terribile come questa: “La giustizia non fa ascolti. La giustizia non interessa a nessuno. La gente vuole un mostro. E io le do quello che vuole”. Se ci si riesce. Non serve alcuno sforzo invece per riconoscere la bravura di Carrisi, capace di regalarci un thriller diverso dai suoi precedenti, con un punto di vista abbastanza originale e sicuramente insolito. Mica poco.



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