La ragazza selvaggia

La ragazza selvaggia
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22 dicembre, riserva naturale del bosco di Stellaria, un borgo abbandonato da anni. Il vento scuote il container in cui abita Tessa Santanera, ricercatrice dell’Università. I rumori della natura le sono familiari, ma c’è qualcos’altro che attira la sua attenzione e la spinge a uscire nel cuore della notte con una torcia in mano. In mezzo alla neve, nuda, sanguinante, c’è Dasha Held, la ragazzina scomparsa dieci anni prima. Un corpo minuto, scheletrico, ricoperto di graffi. Tessa trascina la ragazza febbricitante nel container, la copre e si affretta a contattare i suoi familiari e la Guardia forestale. Le domande sono tante. Già in passato Tessa aveva incontrato Dasha, ma non aveva segnalato l’avvistamento. Da circa due anni ne monitora gli spostamenti nella riserva grazie alle video trappole. Informazioni che se diventassero di dominio pubblico potrebbero danneggiare la sua reputazione. Troppi dubbi aleggiano sulla scomparsa della ragazzina che si era allontanata insieme alla sorella gemella Nina, ora ricoverata in ospedale in stato vegetativo in seguito a un incidente. Tessa rimugina sugli eventi e le ore si rincorrono, è quasi l’alba e sulla dorsale montana si intravedono le jeep che si avvicinano. È giunto il momento di ricondurre Dasha alla civiltà e alle conseguenze che ciò comporta…

L’autrice romana Laura Pugno sceglie un plot con un grande potenziale emozionale: un bambino smarrito in un ambiente naturale che riesce a sopravvivere grazie al ritorno a uno stato selvaggio. I precedenti famosi non mancano, vi sono testimonianze a partire dal quattordicesimo secolo: il “ragazzo lupo assiano”, il giovane Victor vissuto nei boschi francesi dell’Aveyron nel diciottesimo secolo fino all’avvistamento e alla cattura da parte di cacciatori, le gemelle recuperate in India, e pochi anni fa una bimba in Russia. Se alcuni presentavano gravi ritardi cognitivi, altri sono riusciti a civilizzarsi al punto da ottenere un’integrazione perfetta. A livello letterario facile ricordare i classici Il libro della giungla di Rudyard Kipling e Tarzan di Edgar Rice Burroughs. Nel romanzo della Pugno, dopo una prima parte preludio di eccitanti possibilità narrative, che purtroppo non si sviluppano, la storia si appiattisce nel nucleo centrale e diviene un lungo riassunto di eventi degli ultimi dieci anni. Dasha è messa da parte, diventa secondaria per poi ricomparire sul finale, senza che su di lei vi sia alcun approfondimento. La storia si sposta verso Tessa e i suoi rimpianti, elenca i problemi di relazione della famiglia Held, ronza attorno alla figura di Nina e a tratti su Nicola. Un’idea di partenza suggestiva, una serie di frammenti di storie accennate, personaggi di cui viene presentata appena la superficie. Un romanzo che poteva svilupparsi con un intreccio ricco di emozioni, avventura, mistero ma che, alla resa dei conti, manca di tutto questo.



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