La ragazza senza pelle

La ragazza senza pelle

C’è ancora una volta un incubo a tormentare il sonno del giornalista Matthew Cave. Purtroppo quando si cerca di mettere a tacere il dolore delle tragedie reali, quel dolore trova sempre nuove strade per riaffacciarsi nella mente e nel cuore di chi l’ha subito. Gli impegni professionali e il gelo di Nuuk, capitale della Groenlandia, hanno soffiato via il lutto e la perdita, ma non così lontano da permettergli di rifarsi una vita. Al momento la situazione politica nel Paese è complessa, fra spinte autonomiste e storica lealtà nei confronti del Regno, e per Matthew sembra un buon diversivo per gettarsi a capofitto nel lavoro e cercare di mettere in disparte i demoni personali, almeno fino alla prossima notte insonne. Inoltre, come una benedizione, rischia di abbattersi sul Paese una importante scoperta che gli varrà senz’altro notorietà internazionale. Pare infatti che un gruppo di cacciatori abbia rinvenuto nel ghiaccio il corpo di un uomo databile all’epoca vichinga. In un piccolo centro come Nuuk la voce avrà immediata risonanza e forse sarà la volta buona che il mondo riesca a gettare l’occhio sulla quella landa desolata situata nei luoghi più remoti e settentrionali del planisfero. Matthew già immagina il titolo del suo articolo: L’Otzi del Nord. L’uomo dei ghiacci venuto dal passato. L’ultimo vichingo. Con scoperte del genere anche la fantasia può sbizzarrirsi, eppure niente sarà così assurdo e atroce come ciò che accadrà di lì a pochi giorni…

Nel mare magnum dei gelidi gialli provenienti dal Nord Europa si tuffa anche questo esordiente nato in Danimarca ma trapiantato nel più vasto e inospitale possedimento del Regno: la Groenlandia. E proprio questa gigantesca e quasi disabitata isola (ha una densità di 0,03 abitanti per km2 e 55000 abitanti totali per oltre due milioni di km2 di territorio) fa da sfondo a questo thriller robusto e dinamico, in cui facciamo la conoscenza di personaggi destinati a proseguire la loro vita letteraria in altre opere con il giornalista Matthew Cave e l’indisciplinata e coraggiosa Tupaarnaq a ricoprire un ruolo senz’altro di primo piano. Sul piano narrativo Nordbo procede per aggiunte, e seguendo la lezione di alcuni indiscussi maestri del genere articola la sua dinamica indagine tra passato e presente, con la consapevolezza di avere dalla sua una storia che funziona e che può fungere da apripista per future evoluzioni. Puntando molto anche sull’originalità delle ambientazioni – allo stesso tempo simili e diverse da quelle descritte dai suoi colleghi scandinavi – l’autore attribuisce caratteristiche algide e livide a gran parte dei suoi personaggi, i quali risultano talmente pragmatici da risultare cinici e senza scrupoli, quasi a voler evidenziare una sorta di sintonia tra le asperità territoriali e le brucianti passioni umane. Di contro, come quasi in ogni esordiente, si avverte una certa voglia di mettere molta carne al fuoco e un desiderio sfrenato di omaggiare i propri maestri, e ciò si traduce in un finale leggermente affrettato e nella caratterizzazione di Tupaarnaq, ragazza di una bellezza che fa rima con spietatezza, la quale sembra fin troppo simile all’amatissima Lisbeth Salander della saga Millennium iniziata da Stieg Larsson e proseguita da David Lagercrantz. Nel complesso ci troviamo però di fronte a un esordio incoraggiante, e se Mads Peder Nordbo saprà confermare quanto di buono fatto vedere in questo libro, non faticherà a trovare posto negli scaffali dedicati accanto a istituzioni del genere come Nesbø, Nesser, Lagercrantz e Lackberg.



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