La ragione in fiamme

La ragione in fiamme
Cominciamo dalla fine. È la mattina del 4 maggio 1948 e Antonin Artaud viene trovato morto ai piedi del letto nel suo alloggio a Ivry, alle porte di Parigi. Ad ucciderlo, probabilmente, è stata un'embolia dovuta a dosi massicce di cloralio. Spostiamoci oltre questa fine. Siamo ad un convegno del 1998 intitolato “Omaggio a Antonin Artaud”, curato da Camille Demoulié e ci chiediamo, con Camille, che sappiamo di Artaud? Chi ha letto Artaud? Che cosa si è letto? E come? Spostiamoci ancora. All'inizio. È il 4 settembre 1896 e siamo a Marsiglia, vediamo nascere, primo di nove figli, Antoine Marie Joseph Artaud. Guardiamolo crescere. È un ragazzo brillante, affascinato dalla cultura classica e dotato per il disegno, scrive poesie che pubblica su una rivista fondata assieme ai suoi compagni di collegio. A diciotto anni è vittima di una forte crisi depressiva, a cui seguono persistenti crisi nervose e soggiorni in varie case di cura, a Lione e nel Gard. Ma Artaud continua a scrivere, ora pubblica su riviste della capitale francese. Nel 1920 è a Parigi: presto debutterà al Théâtre de l'Oeuvre, presto conoscerà Charles Dullin, studioso del teatro orientale e del mimo e sostenitore di un attore teso verso un'elevata spiritualità, presto conoscerà André Breton, padre del surrealismo e fondatore, tra gli altri, della rivista “Littérature”. Ma né Dullin, né Breton sapranno frenare Artaud, perché Artaud, irrequieto e ribelle per natura, seguirà una sua propria strada poetica e costruirà una sua personale concezione di teatro...
Di salti temporali o di princìpi che partono dalla fine non troverete traccia nel saggio del drammaturgo e storico del teatro Franco Celenza. Troverete invece un’attenta cronologia della vita e delle opere in prima edizione, un'ampia panoramica degli orientamenti della critica dal 1956 al 2008 e, soprattutto, una ricca scelta di testi originali. Se la maggior parte dei commentatori ed interpreti artaudiani si concentra maggiormente sulla teorizzazione teatrale che emerge dall’opera, considerata come la principale dell’autore, Il teatro e il suo doppio, Celenza, al contrario, si pone l’obiettivo di  superare questo limite calandosi all’interno dell’intera opera per passare in rassegna tutti i generi,  paritari e completi, sperimentati da Artaud. Un'ottima prefazione di Cesare Milanese rimarca il valore del titolo di questo saggio: La ragione in fiamme, infatti, è un'espressione desunta dal saggio di Michel Focault, Storia della follia nell'età classica, la cui volontà è quella di considerare consimili, per quel che riguarda tormento mentale ed esistenziale, autori quali Baudelaire, Poe, Rimbaud, Lautréamont, Nerval, Van Gogh e lo stesso Artaud; personalità eccedenti ed “incendiarie” che devono venir considerate, secondo Focault, come autori classici dell’età moderna. Resta la voglia, a lettura ultimata, di leggere ancora Artaud, di reperire altri testi e di andare a rivedere l’esigua, ma non ordinaria, galleria fotografica che intervalla le pagine: La ragione in fiamme è un invito ad accrescere la conoscenza di un autore sul quale si è detto molto ma, decisamente, ancora troppo poco.

 

 

 

 
 
 
 
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