La ragnatela del potere

La ragnatela del potere

Roma. Davide Majorana ha ricevuto una grossa eredità da suo nonno Antonio, un bibliotecario con cui ha vissuto la sua esistenza e che gli ha insegnato tutto. Ora vive nei pressi del Pantheon e passa le giornate a cercare di scoprire da dove derivi quel misterioso lascito e soprattutto cosa apra la chiave che il nonno gli ha affidato in punto di morte. Nel frattempo, nelle strade della Capitale sembra aggirarsi uno spietato assassino che miete vittime illustri: prima il banchiere Carlo Sandini, fatto trovare impiccato a Ponte Sisto; poi il gesuita Alfonso Paiolo, trovato con un coltello piantato alla schiena in piazza del Gesù, e infine il magistrato Luigi Vasanelli. Secondo Umberto La Tierre, una delle poche persone con cui Davide trascorre del tempo al Caffè Rosati in via Veneto, tutte queste morti sono legate a un disegno ben preciso e portano la firma di Fabrizio Ruffo “il Cardinale”, un criminale appena scappato dagli arresti domiciliari. Intanto la vita di Davide sembra cambiare quando, per fare un favore al suo amico Gambino, il direttore di un giornale, ospita a casa l’enigmatica Sabina De Angelis; inoltre, le sue ricerche sul passato del nonno iniziano a portare dei risultati e affondano le radici ai tempi della Seconda guerra mondiale. Ma deve stare attento perché gli ultimi avvenimenti della città potrebbero coinvolgerlo in prima persona, mettendo in pericolo la sua stessa vita…

Il passato, la guerra, le società segrete, la violenza, i servizi deviati, il sovvertimento dello status quo: sono alcuni degli ingredienti che compongono il mosaico de La ragnatela del potere, romanzo dalle mille sfaccettature dello scrittore siciliano Jim Tatano. Un’opera in chiaroscuro perché, se da una parte la trama sembra avere degli spunti originali, mescolando atmosfere noir, ritmi thriller e un micro-plot da spy story, dall’altra l’intero impianto linguistico ‒ pur rivelandosi complesso e vario, e unendo diversi registri linguistici ‒ risulta debole, rallenta il ritmo e sembra ancorato a una sorta di manierismo letterario di cui un romanzo di questo genere non necessita. Al netto di refusi che avrebbero meritato una maggiore cura, la scrittura di Tatano sembra non decollare mai, inchiodata all’Io del suo protagonista il quale, pur trovandosi immischiato in eventi clamorosi, appare passivo e si fa trascinare dagli eventi, mentre, al contempo, sembra che sia egli stesso la chiave per scardinare l’intero impianto narrativo. La ragnatela del potere, dunque, si rivela un romanzo agrodolce, che rimane sulla soglia senza mai entrare, nonostante le sue enormi potenzialità. Non resta, quindi, che aspettare il prossimo romanzo di Jim Tatano per apprezzarne le doti da narratore che sono semplicemente da affinare.



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