La rampicante

La rampicante
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Da quando Riccardo ha scoperto di essere stato adottato, molte cose si sono chiarite nella sua testa. Lo strano rapporto con il padre Cesare, ad esempio, che per lui ha sempre avuto una specie di distacco difficile da spiegare. Così come quello con sua sorella Isabella, che da quando è nata ha goduto di una sorta di corsia preferenziale con i genitori. Eppure, nemmeno davanti all’evidenza, Cesare Grazioli, titolare di un’agenzia di rappresentanza per le aziende calzaturiere della zona, è riuscito ad ammetterlo davanti al figlio. Uomo dal carattere forte, Sor Cesare, temuto e rispettato dagli abitanti di Sant’Elpidio nelle Marche, non è uno con il quale si può venire a patti. Perciò Riccardo, nonostante abbia accettato di lavorare nell’azienda di famiglia, si stacca da loro e tenta di rifarsi una vita, consapevole di essere tutto sommato rimasto solo. Perché il suo migliore amico si è trasferito a Udine e perché il rapporto con la moglie Sara non è facile. In questo tempo sospeso e complicato, Riccardo incontra la piccola Edera, una bambina particolare. Vive nella casa accanto alla loro, in compagnia della madre Giovanna. La piccola Edera, “la figlia della scema”, come dicono le voci in paese, parla pochissimo, talmente poco che sembra crescere come una piantina rampicante, nel silenzio e al buio. Tra Riccardo e Edera nasce un legame forte, che potrebbe mettere in crisi il matrimonio con Sara, che taglia definitivamente i ponti con la famiglia Grazioli e soprattutto con il vecchio Cesare il quale, malato, viene sottoposto a un trapianto di organi. Un regalo immeritato, secondo Riccardo. Un uomo meschino come suo padre torna alla vita grazie alla generosità e al dono di una persona che la sua vita l’ha improvvisamente perduta…

Questo romanzo raccoglie in sé molti aspetti della vita, costringe a fare molti ragionamenti e a soffermarsi sulle azioni che a volte ci troviamo a dover compiere, alle scelte che dobbiamo fare o che altri stanno facendo e alle quali noi assistiamo e sottostiamo. Come in un caleidoscopio, ciascuno dei personaggi ne interpreta un aspetto e la piccola Edera è il collante che unisce le persone tra loro. La minuscola bambina “figlia della scema”, che sente le voci dentro la testa, che parla poco, che si strappa i capelli, è il mezzo e il tramite che permette agli adulti di raffrontarsi tra loro e con sé stessi. Davide Grittani in questo romanzo riesce ad affrontare in modo insolito alcuni temi molto delicati. La donazione degli organi resta il più grande regalo che un individuo possa fare ad un altro e in questo racconto Grittani ce ne parla, così come anche affermato di Dacia Maraini nei commenti finali, con una buona dose di cinismo. Non è un argomento semplice e l’idea che un dono così grande possa essere considerato immeritato ci mette con le spalle al muro e ci costringe a ragionarci su. L’adozione di Riccardo, poi, ci presenta un padre che non ha mai provato alcun sentimento d’amore nei confronti del piccolo orfano. Una sensazione spiazzante che il lettore fa fatica a digerire, ma che Davide Grittani ci racconta evitando retoriche e buonismi. Di certo viene da pensare che la vita è un cerchio che quando si chiude non è sempre un atto indolore e perfetto. Si vive e si sopravvive grazie all’amore, quello incondizionato e gratuito, alla fine spontaneo come le piante rampicanti.



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