La regina dei cornetti salati

La regina dei cornetti salati

Sua madre era convinta che assomigliasse a Grace Kelly. Anche secondo sua nonna era Grace, identica a lei! Aveva solo quattro anni Svetlana e in realtà assomigliava a sua madre e non aveva mai sentito parlare di suo padre. La sua deduzione infantile, la portava a pensare che non l’avesse mai avuto. Del resto gli uomini in famiglia non è che venissero glorificati più di quel tanto, anzi, venivano descritti quasi come inutili cialtroni. Passavano gli anni e qualcuno le diceva che assomigliava a Margot Hemingway, la nipote di Ernest Hemingway, morta suicida come il suo celebre nonno. Era davvero bella Svetlana e aveva diciassette anni quando iniziò a rendersi conto che le altre donne temevano più la sua bellezza che la sua intelligenza, mentre gli uomini apprezzavano i suoi lineamenti e tremavano davanti al suo intelletto. Svetlana, infatti, le aveva proprio tutte: era bellissima e intelligente. La giovane viveva a Belgrado, in un pied à terre e dopo aver viaggiato in tram, aver intravisto una sua probabile sosia e aver acquistato dei dolciumi da una pasticceria, lasciando di stucco la commessa per non aver gradito un suo potenziale complimento, tornò nella sua casetta e lì mangiò tutti i dolci e pianse come mai aveva fatto. Tre giorni prima era morta sua madre, portata via da una malattia incurabile… La morte lascia tutti senza parole, senza forze, a volte senza nemmeno la capacità di consolare un padre affranto per la perdita del suo figliolo. Non ce la fai, perché quel figlio era il tuo amico, quel ragazzo era quasi un fratello con cui hai condiviso tante cose. Allora non rimane che piangere e disperarsi insieme a quel padre. Chi piange non è un debole, l’uomo che piange esterna le proprie emozioni e al diavolo chi pensa il contrario! Un’idea che esiste e resiste forse solo nei Balcani, dove ormai sembra essere diventata un’abitudine per i padri seppellire i figli. Il fisico russo Kostantin K. sostiene di aver fotografato l’anima nell’esatto e preciso momento della morte. Lo studioso è convinto che lo spirito, dopo il decesso, fluttui intorno al corpo, per almeno quarantotto ore. Non sembra proprio, visto che l’anima del defunto lì presente è ancora in giro e lo è da circa settanta ore! Sono comparse subito quelle oscillazioni fosforescenti del campo elettromagnetico, quando l’uomo ha ancora un minimo di forze per stupirsi. Come? Morire a quarant’anni? Ma è presto! Nulla da fare. Si è addormentato e non si è più svegliato. Qualcuno parla di una bella morte. Esiste una bella e brutta morte per caso?

La regina dei cornetti salati è il libro di Tijana M. Djerković in cui i sentimenti, le emozioni e le più vive sensazioni vengono elevati all’ennesima potenza. Sono nove racconti ambientati tra Roma e i Balcani e il libro prende il titolo proprio da una di queste storie. Solitudine, morte, amore, il tempo che ci lasciamo alle spalle, dolori e gioie: sono un condensato di vita vissuta i temi affrontati dalla scrittrice belgradese. Svetlana con il suo dolore per il distacco, Miriana J. additata dalle amiche e trofeo indiscusso per i ragazzi, quella che il paese chiamava la Leggera. E ancora la regina dei cornetti salati, che amava il suo Bello e da lui amata per le sue mani, capaci di creare squisitezze. Una donna strana la regina, che reagisce con grande potenza alle delusioni dell’esistenza, nascondendo al mondo le sue debolezze. È vita vera, quella narrata dall’autrice, la vita delle afflizioni e della maledicente, quella dell’affetto e dell’amore, raccontata attraverso le storie di gente comune. Nessun eroe e nessuna eroina ad affrontare le battaglie della vita, solo persone con la loro reale umanità… Sono brevi i racconti, piccoli avvenimenti della quotidianità, descritti con semplicità e schiettezza dalla Dierković, narrazioni in cui ognuno può ritrovare un pezzo di sé. Il tempo che passa inesorabile e che vola via, che sfugge anche allo sguardo, è uno degli elementi focali del libro. Un testo scritto da una “divoratrice di libri già dall’infanzia”, una donna orgogliosa e che lotta senza mezzi termini contro ogni forma di pregiudizio. La Djerković vive a Roma dal 1987, pur non avendo mai lasciato la sua Belgrado, la città di una Jugoslavia che non c’è più. Non ama l’autrice il termine di ex Jugoslavia, perché non esiste più quella nazione e si sente profondamente ferita nell’essere etichettata come “serba”, quel marchio carico di pregiudizi legati alla terrificante guerra dei Balcani. La regina dei cornetti salati nasce, quindi, dalla penna di una donna scalfita dall’esistenza, dalla cui scrittura emergono non solo i suoi dolori e i suoi valori, ma anche il suo amore per la vita, per le piccole cose e per una speranza mai assopita.



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