La regina Vittoria

La regina Vittoria
Il 24 maggio 1819 nacque, nel palazzo di Kensington, Alessandrina Vittoria, figlia del Duca di Kent. Eppure, nonostante la monarchia inglese fosse stata colpita da più di un lutto, la nascita della bambina non destò molti clamori, tanto erano considerate remote le probabilità che salisse al trono. Ma, quando né il padre né nessuno dei tre zii riuscì ad avere altri figli, l’interesse crebbe, finché nel 1827 fu chiaro anche al Parlamento che la principessa Vittoria era da considerarsi l’erede più prossima. Protetta dalla madre perché fosse evitato ogni rischio per la sua salute e tenuta lontana dalla corte di Londra che la Duchessa mal sopportava, Vittoria fece appena in tempo a compiere diciotto anni prima che il re, suo zio, morisse…
La regina Vittoria è una biografia che ha fatto essa stessa storia: è stata scritta da Lytton Stratchey (1880-1932), saggista e membro del circolo di Blooomsbury, ed è divertente e appassionante come è stata la vita della regina. In dieci capitoli, dall’infanzia alla vecchiaia, Stratchey racconta la vita di Vittoria dando spazio non solo agli aspetti pubblici, come era ai tempi più usuale fare, ma soprattutto agli aspetti privati: emerge così un ritratto intimo, e attraverso la personalità della regina acquistano chiarezza anche le sue scelte politiche. La biografia di Stratchey è accurata, seppur forse un po’ di parte (si ha l’impressione che a Stratchey piacesse molto la regina), e si legge come un romanzo. Vittoria è il primo piano ma dietro di lei si muovono anche i grandi protagonisti della sua vita: il principe Alberto, Gladstone, Disraeli, Palmerstone e Russell. E ovviamente, sempre presente, c’è la storia dell’Impero Britannico, tra espansione e Rivoluzione industriale. Una lettura brillante, e un’altra ottima pubblicazione nella collana Ritratti della Castelvecchi. Assolutamente consigliata.

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