La regola dei pesci

La regola dei pesci
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È la mattina del 23 novembre, l’Unità di crisi del Ministero avverte le famiglie che è arrivato un messaggio da parte di uno dei quattro ragazzi scomparsi quell’estate. Al telefono con il padre di Anto c’è il referente del Ministero, Giovanni Cassini. Il 29 luglio i quattro ragazzi si trovavano a Bodrum, in Tuchia. Dal 22 i familiari non hanno più avuto notizie, resta solo una fotografia postata su Facebook che mostra Lorenzo, Ivan, Anto e Roberto in una specie di parcheggio. Cècile, un’amica conosciuta in Grecia durante la loro vacanza estiva, è l’unica testimone dopo quattro mesi di silenzio. Dice che i ragazzi volevano raggiungere la Cappadocia o forse la Giordania, non sa con sicurezza, non avevano le idee chiare su dove andare. Due volte la settimana i genitori dei quattro amici si ritrovano a casa di Lorenzo insieme a Cassini, le madri sono sempre tutte presenti. Anche la polizia turca è coinvolta nelle indagini. A Kos hanno trovato un piccolo trolley da viaggio, ma i cellulari sono staccati, di loro non resta nessuna traccia. La valigia recuperata contiene solo abiti leggeri, i costumi da bagno, tutta roba da mare. Il padre di Lorenzo ne è sicuro, il trolley non è stato dimenticato. Semplicemente, nel luogo in cui erano diretti, quella roba non sarebbe servita…

In natura la regola dei pesci è di aggregarsi in gruppi, all’interno dei quali ogni singolarità perde le proprie caratteristiche individuali per adottare quelle di una personalità collettiva. I pesci si aggregano per risposta immediata a un potente stimolo esterno capace di indurli verso un’unica direzione. Capace di metterli in salvo e difenderli, capace di farli muovere tutti insieme senza scontrarsi e senza perdere nessuno. Perché basta fidarsi del movimento degli altri. Ma se è vero che l’unione fa la forza, seguire un gruppo a volte può rendere solo più fragili. Roberto, Ivan, Lorenzo e Anto hanno diciotto anni, sono compagni di liceo e vivono una vita normale, economicamente agiata, all’interno di un sano contesto familiare. Cosa li spinge allora a fuggire verso il confine siriano, verso il terrore di una realtà percepita a distanza attraverso video di propaganda online? Cosa li spinge a credere che una comunità jihadista, molto più simile a una caserma che a un campus, possa dare nuovo senso alla loro esistenza? Pier Paolo Pasolini in Lettere luterane scriveva: “Ci sono dei momenti storici in cui i ragazzi credono di sapere quali sono i nuovi valori che essi vivono, oppure credono di sapere qual è il nuovo modo con cui essi vivono valori già istituiti. In questi momenti la forza di intimidazione e di ricatto dei giovani coetanei è ancora più violenta. Essi aggiungono, dentro lo schema del conformismo assimilato dall’ordine sociale paterno, una nuova dose di conformismo: quello della rivolta e dell’opposizione”. Una rivolta che però rende prigionieri e non liberi, che rivela la forte insicurezza di un’età difficile in cui si fatica a comprendere che la libertà non si trova nell’adesione a una ideologia comune, quanto nel rispetto e nella cura della propria personalità. A metà strada fra racconto di formazione e trhiller, narrato in prima persona da uno dei protagonisti, La regola dei pesci è un romanzo che tiene alta la tensione del lettore fino all’ultima pagina. Giorgio Scianna usa una scrittura diretta, fluida, fatta di dialoghi e sceneggiature costruite in maniera cinematografica, così da riuscire a dialogare con più generazioni. E questo è un pregio, perché di fronte al mutismo dell’adolescenza non si può rispondere con il silenzio. Bisogna imparare a parlare.



 

 

 

 
 
 
 

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