La regola dell’equilibrio

La regola dell’equilibrio
Sono passati dieci anni dal suo divorzio, ha cambiato studio e le giornate trascorrono scandite da ritmi sempre uguali; certo è rassicurante – pensa l’avvocato Guido Guerrieri – ma anche un po’ inquietante, e francamente si sente appena strano a commentare le sue giornate con Sacco, si intende quello da boxe che pende nel suo salotto. È particolarmente malinconico Guerrieri in questa primavera, incerta nella solita cornice di una città, Bari, sempre contraddittoria e bella. A spezzare questo ritmo quasi sonnacchioso una telefonata. “Un giudice che chiama in studio è una luce rossa lampeggiante che dice: problemi in arrivo”. Tanto più se il giudice in questione è Pierluigi Larocca, eterno primo della classe, presidente del tribunale della libertà, candidato a diventare il più giovane presidente del Tribunale di Bari. Non sono mai stati propriamente amici, eppure Larocca gli chiede un incontro urgente e discreto. In effetti si tratta di una questione delicata, molto delicata. L’integerrimo e rigido giudice Larocca ha il fondato timore che nei suoi confronti…
Atteso a lungo da un pubblico di affezionati lettori, è tornato il personaggio creato da Gianrico Carofiglio, ex magistrato ormai dedito alla scrittura pressoché a tempo pieno considerati pure gli impegni da parlamentare, quell’avvocato Guerrieri così amato da aver presto meritato una versione televisiva di due delle sue storie. Ad alcuni la lettura, sempre scorrevole e gradevole, è apparsa stavolta un po’ più lenta; in realtà la storia, nella quale effettivamente c’è poca “azione”, è incentrata su una vicenda di corruzione e soprattutto su une delicata questione di relativismo morale che pone una serie di quesiti. Le riflessioni riguardano essenzialmente le idee di Giustizia e di Diritto, ma finiscono per estendersi ad un più ampio argomento etico. Come negli altri libri un certo spazio hanno le fasi dibattimentali e le disquisizioni giuridiche (alternate a parti introspettive) ma, anche se forse appena più frequenti, sono la caratteristica che Carofiglio ha consapevolmente attribuito alle storie di Guerrieri, pertanto le poche critiche in merito da parte di alcuni lettori sono francamente ingiustificate. Altra questione è invece l’autocitazione che l’autore ha senza dubbio fatto in circa una ventina di pagine, riprese quasi per intero da L’arte del dubbio, pubblicato con Sellerio nel 2007. A dirla tutta, almeno questo caso, più che uno “sgarbo” ai lettori parrebbe piuttosto una piccola caduta di stile e una scortesia nei confronti del precedente editore. Ma basta questo a togliere piacevolezza ad una lettura decisamente divertente? La risposta è superflua.

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