La ribellione

La ribellione
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La perdita di una gamba può rivelarsi una fortuna. Ne è convinto Andreas Pum, vedendo come l’essere un mutilato di guerra gli faccia ottenere una licenza di suonatore di organetto, una croce di ferro da appuntarsi sui vestiti e soprattutto il rispetto del governo e della gente. Non solo, riesce pure a sposare la procace e autoritaria vedova Katharina Blumich, in cerca di un secondo marito docile, da manovrare a suo piacimento. Ora ha un lavoro e una famiglia, tutti i tasselli della sua vita sono ognuno al suo posto. Senonché un giorno su un tram si imbatte nel corpulento e ricco signor Arnold, detentore di una ditta di passamanerie. Il commerciante, pieno di livore verso il mondo intero per la minaccia di essere trascinato in tribunale per molestie sessuali nei confronti di una sua giovane impiegata, notando Pum con bastone e stampella gli inveisce contro tutta la sua rabbia. Per lui gli invalidi sono degli impostori, dei truffatori, dei bolscevichi lavativi. Tra i due uomini nasce un furioso litigio, con tanto di intervento di un poliziotto. Il mite Andreas, sapendo di avere ragione, confida nella giustizia, ma dovrà al più presto ricredersi: gli verrà tolta la licenza, la moglie gli volterà la schiena e addirittura finirà in prigione…

Rispetto a romanzi come La cripta dei cappuccini o La marcia di Radetzky, che descrivono il dissolvimento dell’Austria Felix asburgica, questo piccolo gioiello (e bene ha fatto Nova Delphi a pubblicarlo) racconta un altro mondo: l’immediato dopoguerra seguito al primo conflitto mondiale. Joseph Roth smaschera, in una scrittura levigata, precisa e pungente, le dinamiche sociali governate da una burocrazia disumana e repressiva, fatta di leggi e leggine che colpiscono i deboli ma preservano i forti. La parabola di Andreas Pum è l’esempio significativo di un meccanismo così diabolico. Se all’inizio è una sorta di novello Candido, che crede nel potere politico, in Dio ed è contro i “miscredenti” ‒ ovvero i senza Dio, i senza imperatore, i senza patria ‒ dopo l’amara esperienza giudiziaria e carceraria vede la realtà per quello che è: malvagia e spietata. Si accorge che la società, per dirla con Pirandello, è una grande trappola, che avvantaggia i ricchi, i potenti e gli imbroglioni, mentre schiaccia gli onesti. La ribellione, uscito nel 1924, individua con chiarezza i germi della crisi che sta per investire l’Europa e che la porterà alla deriva totalitaria prima e una seconda rovinosa guerra mondiale dopo. Ma sottolinea con lucidità pure lo sviluppo di uno Stato onnipotente e impersonale, lontano dai bisogni effettivi dei propri cittadini. Joseph Roth mostra anche in questo testo le sue doti di narratore, riuscendo creare attorno al protagonista un perfetto equilibrio tra illusione e disincanto, ingenuità e sfiducia, entusiasmo e realistica consapevolezza.

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