La ricerca dei Magi

La ricerca dei Magi
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Epifania, 6 gennaio: in tante case le statuette dei tre Magi fanno la loro comparsa nel presepe, insieme alla cometa. Uno è alto, uno basso, uno è bianco, uno nero. Abbigliati con regale eleganza, hanno corona e turbante. Recano i mano i loro doni, il cofanetto dell’oro, l’incenso, la mirra. Talvolta un seguito di cammelli rafforza la loro provenienza esotica. È un gesto tradizionale, un rituale semplice, che però cela un mondo oscuro: chi erano i magoi? Da dove venivano? Quanti erano? Da dove deriva la tradizione dei doni?  Ci si può perfino chiedere se siano esistiti davvero. A ben guardare, l’unica fonte canonica sui Magi è il Vangelo di Matteo. La nascita di Gesù viene collocata a Betlemme al tempo di Erode; i Magi vedono la stella in oriente e, seguendola, arrivano ad adorarlo. Oro, incenso e mirra sono i loro doni. Una stella come guida: un riferimento da decrittare in chiave divinatoria, forse. Difficile pensare che sia una trovata letteraria. Anche i tre doni potrebbero trovare una ragione nelle tradizioni esoteriche ed occultistiche. Ad ogni modo, poiché l’infanzia di Gesù non trova altro spazio negli evangelisti (solo in Luca qualche accenno sfuggente), è alle fonti apocrife che occorre rivolgersi per risalire alle origini della tradizione dei Magi: il Protovangelo di Giacomo, il Vangelo dell’Infanzia Armeno, il Vangelo dell’Infanzia Arabo-siriaco, lo Pseudo-Matteo. Anche in quel riferimento di Matteo, in quel suo “oriente”, si può andare a cercare: nel Libro della Caverna dei Tesori, per esempio, testo di origine siriaca risalente al V secolo. Intanto la stella: fenomeno astronomico storicizzabile o simbolo evocativo religioso? I Magi erano àuguri chiamati ad interpretare il vaticinio? Oppure sovrani provenienti da una terra identificabile, Persia, India, Arabia? O erano piuttosto semplici stregoni? E si chiamavano Melkon, Gaspar e Balthasar, dunque erano tre? Oppure erano dodici? E che rapporti avevano con lo  zoroastrismo? E poi il viaggio, la nascita di Gesù, la mangiatoia, il bue e l’asinello, l’adorazione, il ritorno alle loro terre, i contatti con Tommaso l’apostolo incredulo, le tradizioni legate al giorno dell’Epiphaneia…
Saggio molto documentato e strutturato, nel solco della bibliografia dell’autore, già noto per la sua dedizione nei confronti dei simboli anche minori, riposti nelle pieghe delle tradizioni. Dopo la rassegna preliminare delle fonti letterarie, i grandi enigmi, gli intricati simboli della storia dei Magi vengono affrontati ad uno ad uno, a partire alla loro esistenza per finire alla simbologia della Befana. Ritroviamo in ogni sezione lo stesso metodo che sorregge l’impianto del saggio: dal riferimento alla tradizione letteraria alla ricerca di conferme o confutazioni d’altro genere, scientifiche, archeologiche, geografiche, artistiche. Sappiamo così, per esempio, che nell’Adorazione dei Magi della cappella degli Scrovegni era proprio la cometa di Halley quella che Giotto raffigurò. L’impressione è che in questo mare ricchissimo, in queste pagine lussureggianti di fonti, informazioni, citazioni, ricostruzioni, esegesi, manchi la presa di posizione, un punto fermo, una convinzione dichiarata. Ma forse è così che deve essere, perché ogni lettore, ogni anno il 6 gennaio, possa vivere dentro di sé, con aumentata consapevolezza, il fascino di queste tre straordinarie, magiche figure.

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