La rivincita

La rivincita
Vincenzo ha un terreno con otto ulivi e tanti ricordi, l'eredità che gli consente di sporcarsi le mani nella natura e portare la cena in tavola ogni sera. Ha una moglie, Marta, che ogni sera cucina cibo piccante affinché il marito compia il suo dovere coniugale e le regali quella maternità che la farà sentire finalmente una donna completa. Ha un fratello, Sabino, che ha venduto il suo silenzio ai seppellitori di rifiuti tossici per pagare i debiti di gioco della moglie. Ha un cane, Bobby, un randagio che mostra i denti al mondo intero e solo da lui si lascia toccare. Ha bisogno di soldi, Vincenzo, quel tanto che basta per vivere con dignità e prendere quei farmaci che lo guariranno dalla sua fertilità rallentata. Ne ha bisogno ora che il suo terreno è stato espropriato dalla burocrazia dei cantieri e nessun altro lavoro può reggere il passo delle sue forze…
C'è un dialogo, a un certo punto, tra Sabino e il suo primogenito. "Papà, che cos'è il futuro?" "Sono i giorni che devono venire" "E si compra?" "Dipende, certe volte sì". Pausa."Papà, ma noi, il futuro, ce lo possiamo comprare?". Parole che ben riassumono il Sud dipinto da Michele Santeramo, un Sud che non perdona, in cui la canicola prosciuga ogni ambizione, in cui ci si sveglia ogni mattina con lo scopo di arrivare a fine giornata con un pasto caldo e la schiena intatta e si dorme con un occhio aperto, vigile, perché chi ha crediti da reclamare con la forza non irrompa di nascosto con le armi in pugno. Un mondo che tutto farebbe sognare tranne che l'avere un figlio a tutti i costi. Eppure. Sta dunque forse qui, nel mettere al mondo una persona che potrebbe vivere un domani un futuro migliore senza doverlo per forza comprare, sta dunque forse qui la vera rivincita?

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