La rivolta degli angeli

La rivolta degli angeli
1912, Parigi. René d'Esparvieu, erede di una nobile dinastia conservatrice ed ex magistrato, è proprietario di una enorme e prestigiosa biblioteca di quasi 500.000 volumi nel campo delle scienze naturali, morali, filosofiche e religiose. Una collezione iniziata da un suo antenato - il barone Alexandre d'Esparvieu - e che in passato aveva anche rischiato di finire dispersa. Ma che ora occupa un intero piano della elegante dimora di famiglia, nel centro della città. Conservatore della bilioteca e archivista è dal 1895 un certo Julien Sariette, uomo di origini modeste ma preciso e cocciuto. Ha catalogato ed etichettato tutti i volumi (purtroppo seguendo un criterio che solo lui è in grado di decifrare) e li ama di un amore geloso. Tutte le mattine alle 7 Sariette è alla sua scrivania in mogano, in biblioteca, e si alza solo a mezzogiorno in punto per un breve pranzetto in trattoria, al ritorno dal quale lavora fino a sera: poi una cena frugalissima, una partita a domino, una passeggiata e via a nanna. Durante la sua gestione della biblioteca nemmeno un foglio è andato perso, e Sariette è riluttante persino a permettere la consultazione dei volumi, come fossero figli che ha la missione di proteggere dagli estranei. Figuratevi la sua costernazione quando la mattina del 10 settembre, aprendo come sempre la biblioteca alle 7 precise, l'uomo trova una quantità di libri - tra i quali preziose edizioni antiche della Bibbia o del Talmud, trattati rabbinici e manoscritti armeni - gettati alla rinfusa, spiegazzati, ammucchiati senza garbo. Orrore! Chi può essere responsabile di un tale scempio? Chi si è introdotto in biblioteca di notte, e come ha fatto ad andare e venire, se la porta e le finestre erano e sono chiuse? Forse il vecchio domestico Hyppolite? O Maurice, il giovane viziato e vizioso rampollo degli d'Esparvieu? Ma anche se fosse (e appare assai improbabile), che interesse avrebbero quei due per testi del genere? Il misterioso fenomeno si ripete ancora e ancora nei giorni seguenti: Sariette ha i nervi a pezzi, e anche passare la notte in biblioteca a fare la guardia non lo aiuta a risolvere l'enigma. Nel frattempo Maurice ha avviato una relazione clandestina con la bella e insoddisfatta Madame des Aubels: un sabato pomeriggio, mentre i due sono impegnati in un languido amplesso, in camera da letto appare un uomo nudo. E, cosa ancora più incredibile, costui afferma di essere Arcade, l'angelo custode di Maurice, e annuncia lo scoppio di una rivolta contro Dio, anzi contro Ialdabaoth, il crudele demiurgo che l'umanità crede suo dio...
Messo all'indice dal Vaticano nel 1920 e insignito del Nobel per la Letteratura nel 1921 - ah, i bei tempi dell'isolamento pre-Concordato della Chiesa cattolica! - Anatole France in questo romanzo usa lo gnosticismo (l'antica 'eresia' cristiana secondo la quale - molto sinteticamente - il reale è uno stato di decadenza del divino che va superato ed è dominato da una semi-divinità malvagia, non dalla Provvidenza) come pretesto per tratteggiare un grande affresco sociale e politico. Alla vigilia del massacro della Grande Guerra, le aristocrazie e le elite economiche, perse nella loro visione antiquata, decadente, reazionaria e criminale del mondo stanno per precipitare l'Europa in un abisso senza fondo, e la ribellione degli angeli che si confondono tra la piccola borghesia e i bohemienne, innamorati del popolo (e della sua sensualità) è una metafora libertaria fin troppo evidente. La narrazione di France non cade nella trappola della magniloquenza - sempre dietro l'angolo con una trama così - e si manrìtiene leggera e ironica, con qualche sprazzo di erotismo. Meridiano Zero ripropone l'edizione italiana del 1928 (con le deliziose illustrazioni originali di Carlègle), impreziosendola con una prefazione di Roberto Saviano che restituisce a questo romanzo il ruolo centrale che gli compete nel panorama letterario della prima metà del '900.

 

 

 

 
 
 
 
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