La rivolta degli elettori

La rivolta degli elettori

Negli ultimi due anni la politica ha conosciuto un ribaltamento epocale di prospettiva, determinato da una profonda crisi delle tradizionali élite di potere e dal forte avanzamento dei movimenti populisti. La vittoria di Donald Trump alle presidenziali del 2016, l’affermazione della Brexit nel Regno Unito, la bocciatura della riforma costituzionale in Italia, sono state le prove tangibili di un diverso “sentimento del tempo”. Il populismo sta avendo successo perché fa leva sulla paure – specie nei confronti dell’immigrazione - e sulle difficoltà economiche della gente. Mentre gli “uomini del palazzo” si sono persi dentro la globalizzazione senza capire – o voler capire - che avvantaggiava i ricchi e i gruppi privati e al contrario impoveriva i ceti medi e bassi, le forze antisistema hanno avuto gioco facile a denunciare le connivenze tra i vecchi partiti e il detestato establishment finanziario. Trump che si scaglia contro l’impoverimento industriale del Midwest, Marine Le Pen che critica con asprezza la linea di austerità dell’Unione europea, il Movimento 5 Stelle che accusa con durezza i governi italiani di fare gli interessi di Bruxelles e non dei propri cittadini, trovano il consenso della stragrande maggioranza delle persone. Il problema è che dalla fine degli anni ’70 in poi si è fatta avanti una logica supernazionale che ha portato a un progressivo indebolimento degli Stati, sempre più incapaci di dare risposte concrete ai bisogni dell’individuo…

Nella parte terminale del suo saggio Andrew Spannaus si chiede a che cosa serva oggi l’Europa. A poco o nulla, perché da tempo l’Ue guarda più alle leggi di mercato che non al bene sociale. Il giornalista americano, nella sua analisi stringata e diretta, va controcorrente rispetto alle teorie sostenute dalla Commissione europea. A partire dagli anni ’90 – sostiene - l’Europa non si è preoccupata di stabilire regole geopolitiche e monetarie a misura dei singoli Stati, imponendo invece dei diktat finanziari molto restrittivi nel totale disinteresse dei cittadini. I pilastri della pace, della sicurezza, della stabilità economica, su cui si fondava l’impalcatura europea dopo la seconda guerra mondiale, sono diventati dei vuoti contenitori sostituiti dalla logica ferrea del rispetto dei parametri di Maastricht anche quando ciò comporta sacrifici insostenibili. Se si vuole invertire la rotta di un sistema che impoverisce la gente e le toglie libertà e diritti, per Spannaus si deve ritornare alla politica e agli Stati nazionali, gli unici in grado di creare il benessere di tutti e non di pochi come sta facendo la troika di banchieri e tecnici dell’Ue. Si può essere d’accordo o meno con le tesi de La rivolta degli elettori, certo è che vanno dritto al cuore delle problematiche del vecchio continente. E quanto in questi giorni sta avvenendo tra Roma e Bruxelles è una stringente conferma del rischio della fine del sogno dell'unità europea.



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