La rivoluzione cubana

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Nel 1933 il generale Fulgencio Batista, capo dell’esercito cubano, si impadronisce del potere con un “cuartelazo” e fino al 1944 lo esercita schiacciando ogni opposizione. Poi – nel tentativo illusorio di legittimare con una consultazione popolare quasi democratica il proprio regime – si lascia convincere dai suoi “consiglieri” statunitensi a indire delle elezioni, che nonostante le pressioni e i brogli lo vedono sconfitto. Costretto a riparare all’estero, sarebbe definitivamente fuori gioco se nel 1948 il neoeletto presidente Carlos Prio Soccaras non decidesse, assai imprudentemente, di consentire a Batista di tornare a Cuba, interrompendo il suo esilio. L’ex militare inizia a tramare contro la democrazia e nel 1952, appena tre mesi prima delle elezioni, guida un nuovo colpo di Stato. Il ventiquattrenne avvocato Fidel Castro, figura politica in ascesa e leader degli studenti universitari, non può e non vuole accettare questo attacco alla democrazia: il 24 marzo 1952 Castro presenta un ricorso contro il secondo “cuartelazo” di Batista al Tribunale delle Garanzie costituzionali de L’Avana e al cosiddetto Tribunal de Urgencia chiedendo per il dittatore oltre 100 anni di carcere per la “violazione di 6 fondamentali articoli del codice di difesa sociale”. Scrive Castro nella denuncia: “Non basta che i rivoltosi affermino adesso con tracotanza che la rivoluzione è fonte di diritto, per ingannarci sulle reali condizioni del paese; poiché ciò che vediamo oggi non è rivoluzione bensì restaurazione, non è progresso bensì involuzione, non è giustizia e ordine ma barbarie e forza bruta”…

Dal ricorso contro il colpo di Stato del 1952 a Cuba fino al discorso pronunciato sulla Piazza Civica de L’Avana davanti a oltre un milione di cittadini l’1 maggio 1961, sono racconti in questo volume datato anch’esso 1961 gli scritti, le dichiarazioni e i discorsi più importanti di Fidel Castro nei nove anni memorabili che dalle aule universitarie lo hanno portato prima in prigione, poi alla rivolta armata e infine alla testa del primo Stato socialista del continente americano. Un libro che non è una storia della rivoluzione cubana né una biografia del suo leader, oppure è entrambe le cose ma attraverso le parole e il pensiero di Castro, non con una visione dall’esterno. Il tema-cardine di questi scritti è la lotta senza quartiere contro Fulgencio Batista, che Castro porta avanti con passione e veemenza. Ogni brano è introdotto da una nota del curatore Giorgio Cingoli, che aiuta il lettore a contestualizzare (per quanto possibile per testi redatti più di mezzo secolo fa) ciò che si appresta a leggere, a meglio comprendere le circostanze e il “clima” in cui le diverse manifestazioni del pensiero del primo Fidel Castro vanno inquadrate.



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