La rivoluzione dei Templari

La rivoluzione dei Templari
È innegabile che i cavalieri Templari da sempre occupino uno spazio privilegiato nell’immaginario collettivo. Su di loro si è detto e scritto di tutto, dal fatto che fossero coraggiosi e/o sanguinari guerrieri alla credenza che fossero maghi sodomiti adoratori di una creatura chiamata Bafometto, dal fatto che facessero commercio di reliquie a quello che avessero realmente trovato sotto il pavimento del Tempio di Gerusalemme il famoso tesoro o addirittura il Graal. In questo saggio Simonetta Cerrini, laureata alla Sorbona e studiosa da sempre dell’argomento, si è posta l’obiettivo non poco ambizioso di scoprire attraverso prove dirette chi fossero veramente questi affascinanti monaci-guerrieri. Si parte dalla lettura ragionata della ‘Regola’ vergata da Ugo de Payens ritrovata nella biblioteca di Nîmes, considerata un vero e proprio manifesto dell’Ordine, scritta dall’Europa per incitare i fratelli impegnati in Terra Santa, e scopriamo subito che i templari ‘veri’ erano molto più affascinanti di quelli dei quali possiamo solo immaginare le gesta. Ci rendiamo conto come in realtà fossero dei veri e propri rivoluzionari all’avanguardia per il loro tempo, un tempo in cui la società medievale era ancora divisa in oratores (ovvero i chierici che detenevano il potere religioso), in bellatores (ovvero i cavalieri, i potenti che oggi rappresenterebbero il potere civile e militare) e in laboratores, ovvero i contadini, il popolo. I Templari con il loro essere nel medesimo tempo chierici e guerrieri nonché lavoratori rompevano l’ordine precostituito, senza considerare il fatto che anche le donne erano ammesse a far parte dell’Ordine come suore o sorelle templari e tenute nella stessa considerazione degli uomini. Essi rivendicavano una vera e propria autonomia spirituale e si ponevano come punto di riferimento per ogni cristiano pur componendo un Ordine composto in larga parte da laici. Veniamo poi a conoscenza della loro opera di diffusione in lingua volgare dei valori cristiani tra la gente, della loro conoscenza delle altre religioni tra le quali quelle popolari, dalle quali avevano desunto anche pratiche di guarigione e veterinarie. Praticavano dunque la religione ‘folklorica’ e per questo forse vennero giudicati maghi: del resto viaggiare assieme a cristiani Orientali, a copti e a musulmani in pellegrinaggio verso uno stesso luogo cercando e trovando con loro un comune terreno di dialogo (oggi un’utopia) è senza dubbio qualcosa di magico, ma non nel senso inteso dai contemporanei dei Templari.
La Cerrini, studiosa attenta, attraverso l’analisi di ben nove manoscritti e di numerosi altri documenti, sfata le tante leggende nelle quali sono ammantati i ‘poveri cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone’ e ce li mostra in una luce più autentica, semplice, vera, seducendoci con un fascino che non è quello della leggenda, bensì quello della Storia.

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