La rivoluzione della verità

La rivoluzione della verità

Può sembrare banale parlare, una volta di più, dell’illusione indotta da internet e dai social network in particolare, dove ci si sente avvolti in un turbinio di stimoli, di inviti a partecipare, di azioni e reazioni rapidissime che non danno il tempo di riflettere sull’essenziale; mentre la vita vera è altrove e il mondo - con il suo fascino unico, materiale, inaggirabile - è fuori, in attesa. Come una promessa. Ma anche come un inciampo. Noi stessi che ne siamo consapevoli viviamo in una perenne sindrome da screen-addiction: cosa sappiamo realmente dell’Afghanistan, se non quello che ne vediamo su qualche schermo (o, al più, sulla carta stampata)? È fondamentale - per essere informati genuinamente sull’esperienza di una “democrazia” che sta nascendo a caro prezzo - accedere all’esperienza di chi ci è stato; ha visto con i propri occhi; e, soprattutto, ha raccolto le impressioni e le opinioni di chi ci vive e intende farlo ancora a lungo. Dalle mine alle aule didattiche, dai giubbotti antiproiettile all’impegno insospettabile (e irrinunciabile) delle donne, dai matrimoni precoci agli stipendi bassi fino all’inverosimile, l’Afghanistan di oggi si presenta come un caleidoscopio di frammenti che è difficile - ma non impossibile - leggere in una luce unificante...

Silvestro Pascarella, giornalista d’inchiesta, scrive della sua esperienza in Afghanistan al seguito delle forze NATO. Davide Caforio, fotografo che ha collaborato con la stampa nazionale, registra con il suo obiettivo tutto quello che vede. Ne viene fuori un bel reportage che parla molto di bambini - le prime vittime della guerra, ma anche i primi a riemergere dai suoi orrori e a nutrire la speranza di un futuro - rivolto a tutti, ma soprattutto ai ragazzi - i quali sovente prendono qui la parola con le domande e le riflessioni scaturite nell’ambito delle frequenti visite degli autori alle nostre scuole. Un affresco di una terra bellissima, oggi abitata da un popolo martoriato che, tuttavia, non ha smesso di credere nel valore dell’impegno e della perseveranza. Monito a noi affinché non distogliamo lo sguardo, nell’eterna tentazione di dimenticare l’importanza della pace. Con la bella prefazione di Greta Ramelli, cooperante rapita in Siria, che offre un’esperienza di prima mano al tempo stesso terrorizzante e appassionante.



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