La rosa di Blida

La rosa di Blida
Tailleur bianco, mani incrociate sul petto, sguardo inafferrabile e remoto, forse sui trent’anni. Bella come una rosa di Blida. Il piccolo Moulessehoul viene letteralmente investito da questa visione mentre si affaccia sul cortile della scuola/prigione algerina di cui è allievo. Ha la tuta stropicciata, la faccia sporca, odora di topi e stantio. Si vergogna della sua condizione perché stride con la purezza della misteriosa signora che, in un istante, gli ha rubato il cuore. L’obiettivo di Mo diventa scoprire l’identità della donna, a qualsiasi prezzo, in barba alla severità schiacciante dell’accademia e alle possibili punizioni qualora si fosse scoperti mentre ci si allontana senza un permesso ufficiale...
Yasmina Khadra, pseudonimo femminile dello scrittore algerino Mohammed Moulessehoul (trattasi dunque di una vicenda autobiografica), intesse una storia breve – la sua – di  grande potenza emotiva ed evocativa sia per l’emersione su carta di un sentimento travolgente sia per la naturale capacità di proiettare il lettore nel contesto, ammaliandolo e catturandolo. La visione di questa donna/divinità, splendente come una houri (bellezza celeste) lo perseguiterà tutta la vita, non soltanto nel periodo in cui tenta di resistere a un ambiente ostile, duro, ritenuto un privilegio per la possibilità concessa di imparare il mestiere delle armi ed essere educati alla disciplina e alla dignità, ma anche nella fase adulta, quando continuerà a cercare i suoi occhi nella folla ad ogni incontro letterario, conferenza, manifestazione. L’angoscia che pervade Mo, tormentato dall’idea di non incontrare mai più la sua rosa di Blida (scoprirà poi che la donna di cui si è innamorato è la madre di Fouad, un suo compagno di classe fragile e inquieto), lo porta a trincerarsi in un silenzio doloroso, vissuto tra gli alberi del bosco. La narrazione però non è solo incentrata sul sentimento passionale e sulla spietata logica collegiale, ma anche sul senso di colpa, sulla fiducia tradita, sulla responsabilità delle proprie azioni. Al fine di incontrare la donna dei sogni, Mo si offre di recapitarle personalmente una lettera scritta da Fouad (la posta era controllata in entrata e in uscita e non sarebbe probabilmente passata), sofferente nella condizione di prigionia a cui deve sottostare. Mo fallirà nel suo intento e non potrà mai perdonarsi per non avere soddisfatto la richiesta di un amico. Poco peso avrà la punizione inflitta dal regolamento (sei mesi senza libera uscita, la rapata a zero rinnovabile e una settimana di vacanza in meno) rispetto all’idea di avere perso un compagno che, per scelta del destino, non rivedrà mai più. Moulessehoul stesso spiega come questa storia simboleggi la verginità dei suoi pensieri più intimi e l’innocenza dei suoi desideri più violenti e come l’amore sia una forza dirompente che non conosce razionalità. Autore/autrice di romanzi quali Le sirene di Baghdad, il meraviglioso L’attentatrice e il recente Gli agnelli del signore, Yasmina Khadra conquista per la scrittura dura e tangibile e per la veridicità palese del ‘sentito interiore’.

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