La Rosella di Pennant

La Rosella di Pennant

Per Carlo è un sabato come tanti altri. Sveglia, caffè e tutto il resto. Tuttavia, sulla credenza verde pallido della cucina ecco un intruso: ma non un ladro, bensì un uccello dai colori sgargianti. Il pennuto sembra a proprio agio in quell’habitat a lui sconosciuto, e Carlo gli si avvicina per guardarlo meglio. Grande circa quaranta centimetri, il petto d’un colore rosso acceso e le ali tendenti al verde, con occhi neri e penetranti, immobili e luminosi. Si tratta senza dubbio di un pappagallo, e la tranquillità del volatile, che nel frattempo continua a scrutare Carlo con una calma quasi divertita, sembra il preludio a un rapporto di civile convivenza, in barba a Gustavo, il gatto di casa. Certo, quel pappagallo non può rimanere libero per casa, anche perché Gustavo non tarderà a far sentire il suo disappunto nel modo più confacente a un gatto nei confronti di un uccello, e quindi la prima cosa da fare è comprare una gabbia sufficientemente capiente. Uscendo, Carlo incontra Francesco, un insegnante di matematica che da qualche anno è divenuto suo buon amico e compagno di infinite disquisizioni su ogni aspetto della vita. Coglie l’occasione per raccontargli del simpatico incontro mattutino con il pappagallo, e, in seguito a una descrizione fisica e cromatica abbastanza accurata, Francesco risponde che si tratta di una Rosella di Pennant, un pappagallo originario dell’ Australia…

Franco D’Agostino, docente di Assirologia presso il Dipartimento di Studi Orientali della “Sapienza” di Roma, non è nuovo alle pubblicazioni non strettamente legate al proprio settore professionale, tanto da avere già alle spalle una raccolta di poesie e un romanzo. La Rosella di Pennant, sua seconda fatica narrativa, prende le mosse da un fatto di sangue, l’uccisione di una vecchia prostituta e “cravattara” (per i non romani, “usuraia”) su cui, casualmente, un libraio e i suoi amici si metteranno a indagare fino a dipanare una matassa intricata ma a un punto tale da non sembrare inverosimile. La matrice giallistica dell’opera, infatti, se da una parte è l’impalcatura che sostiene l’intero impianto narrativo, dall’altra è funzionale per mettere in relazione personaggi ben delineati i quali, con la stessa linearità con cui procede l’indagine, pian piano rivelano se stessi e le loro caratteristiche tra gustosi dialoghi che non possono non ricordare il De Crescenzo di Così parlò Bellavista. A far da cornice al mistero della prostituta uccisa e ai rapporti tra i protagonisti, la bellezza impareggiabile e nostalgica del Rione Monti, cuore storico della Capitale. Molto spesso dimentichiamo che la semplicità può rappresentare non solo una risorsa, ma anche un modo per stupire in un’epoca caratterizzata da una complessità sempre più pervasiva, a tutti i livelli. Ciò si avverte anche nel mondo dell’editoria, con autori sempre meno inclini a raccontare “storie” ma in prima linea per quanto concerne riflessioni sui massimi sistemi e/o trame ai limiti dell’improbabile pur di voler stupire il lettore. Ecco, fortunatamente, ne La Rosella di Pennant, ciò non è accaduto: un plauso alla semplicità.



 

 

 
 
 
 

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