La ruga sulla fronte

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Fine anni ’30. Bisogna faticare un po’ per arrivare al Covo di nord-est, ma i giovani che villeggiano nelle case della costa si inerpicano volentieri tra gli scogli e le pozzanghere per arrivare a quella terrazza naturale a picco sul mare dove, tra le fiaccole e le candele, un’orchestrina jazz suona Mood indigo e le coppie si abbracciano respirando la salsedine del maestrale. Le tre amiche Violante, Gaia e Flo ridono, si abbracciano magre come gazzelle, parlano di sesso e di amore, bevono e aspettano. Finché non arriva Andrea, “seguito dalla piccola corte degli amici vocianti e sguaiati quanto lui era taciturno e lontano”. È un ragazzo dalla bellezza magnetica e dal carisma regale: appartiene a una delle famiglie più ricche del Paese, i Grammonte, proprietari della fabbrica Sidera, l’azienda leader della siderurgia italiana, che ha fatto fortuna con la Grande Guerra. Ha una naturale eleganza che lo rende irresistibile, “gli hanno insegnato con cura le buone maniere, la gentilezza del tratto, il rispetto dell’autorità che poi, a tempo debito, passerà nelle sue mani”, ma sotto la pelle si intuisce una ferocia perversa: egli dissipa la vita con il coraggio dei predestinati “ai quali nulla può accadere fino a che il loro destino non sia compiuto” e cercando invano di sconfiggere la noia con viaggi, avventure, droghe, corse folli in macchina, perversioni assortite. Quella notte passa poco tempo al Covo di nord-est, la mattina dopo deve correre a Milano alla Sidera, da suo nonno. Il vecchio Fabrizio Grammonte, guida sicura e spregiudicata dell’azienda da oltre trent’anni, lo ha convocato per parlargli di questioni urgenti, urgentissime…

Che Andrea Grammonte sia in realtà Gianni Agnelli lo si capisce dopo poche pagine, tanto evidente è la somiglianza tra i due e tanto poco c’è di fiction nella complessa e ingombrante saga familiare raccontata da Eugenio Scalfari, altero principe del giornalismo italiano, in questo romanzo. Ma di certo ne La ruga sulla fronte non c’è solo questo: oltre a più di mezzo secolo di storia italiana – fascismo, Seconda guerra mondiale, dopoguerra, immigrazione interna, boom economico, terrorismo, tangentopoli – ci sono intricate storie d’amore, profondi monologhi interiori e un ritratto spietato dell’alta borghesia di casa nostra, con i suoi tanti vizi e le sue poche virtù. La penna di Scalfari è elegante ma l’estetica fine a se stessa non prende mai il sopravvento, si avverte sempre la lucida “regia” dell’autore, che mai cede al compiacimento nel raccontarci Andrea Grammonte e il suo “contenere le passioni dentro una forma, amare il caos e dominarlo con lo stile” con un approccio che ricorda molto il miglior Moravia. Un retroscena gustoso: Scalfari nel 2010 ha raccontato che La ruga sulla fronte stava per diventare un film, ma che il progetto è saltato perché il giornalista si è sentito offeso da alcune dichiarazioni pro-Berlusconi fatte da Carlo Rossella, dirigente della Medusa, casa di produzione che aveva acquistato i diritti cinematografici del libro.



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