La saga di Gösta Berling

La saga di Gösta Berling
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È il 1820 quando dal pulpito di una chiesetta nella regione del Värmland il pastore protestante Gösta Berling pronuncia la sua ultima messa. Sa bene che presto verrà costretto a togliersi la tonaca che ha disonorato. Da mesi salta le funzioni a causa delle sbornie a cui si lascia andare e ora il Vescovo in persona è giunto per porre fine alla sua carriera. E nonostante dopo la funzione e la sua accalorata orazione sembri tutto ridimensionato, come se le debolezze fossero dimenticate, Gösta sa che il perdono non è dietro l’angolo. Un amico, il capitano Kristian Bergh, per aiutarlo ha minacciato i prelati e quel gesto gli costerà caro. Perché aspettare ed essere sottoposto alla pubblica gogna? Gösta fugge prima di essere destituito e inizia il suo vagabondare solo e senza mezzi, l’ubriachezza lo segue come una compagna fedele, al punto che per avere un po’ di vino vende la slitta e la farina affidatagli da una bimba, pur sapendo che la condannerà a una terribile punizione da parte del padre, il pastore di anime di Broby. In soccorso di Gösta e della ragazzina giunge la maggioressa Margareta Samzelius, ricca e potente, disposta a fare un patto con l’alcolizzato peccatore: se rinuncerà alla strada che lo sta portando alla rovina e alla morte, accettando di impegnarsi per dare senso alla propria esistenza, lei accoglierà in casa la piccola di Broby, istruendola e proteggendola dal padre. Vinto dal senso di colpa Gösta accetta e diviene cavaliere di Ekeby al suo servizio…

“C’è un luogo che si chiama Ekeby e là abitano uomini che succhiano il midollo del paese, che si rendono inabili a lavorare seriamente, che corrompono i giovani e portano su cattive strade le nostre teste migliori. Vuoi sentir parlare di loro? Vuoi sentire le loro storie d’amore?” I cavalieri di Ekeby non sono eroi, la loro fama è data dalle colossali sbronze, dalla collera che li travolge quando non sono sobri e dalle donne che seducono. Gösta Berling è uno di loro, il suo carisma lo ha reso un leader. La lista delle dame vittime del suo bell’aspetto e della sua dialettica è lunga, su tutte spicca la giovane Elisabet, turbata dal passato del cavaliere combattuto tra onore e dissolutezza, a cui fa da contraltare il diabolico Sintram “che amava la notte senza mattino, la morte senza resurrezione, l’inverno senza primavera”. Selma Lagerlöf ha ravvivato i tratti di una saga antica innestandola in un’epoca a lei familiare, l’Ottocento svedese, sfruttando le atmosfere gotiche e spettrali della letteratura del periodo, utilizzando uno stile ricco e evocativo con capitoli dedicati a ciascun cavaliere e alle donne che li hanno amati. Interessante la postfazione di Lars Gustaffson che analizza i punti deboli del romanzo, concentrandosi su un episodio in particolare, pur riconoscendone la grandezza. Pubblicato a Stoccolma nel 1891, il libro ha colpito nel segno con le sue suggestioni, arrivando a conquistare il cinema con una trasposizione nel 1924, un film muto che ospita la prima interpretazione della magnifica Greta Garbo, allora giovanissima, nel ruolo di Elisabet. Ancora oggi la Lagerlöf è riconosciuta come una delle maggiori autrici europee, la prima donna a ottenere il Nobel per la letteratura nel 1909.

 

 


 

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