La scatola nera

La scatola nera
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Quando Ilana spedisce al suo ex marito Alec la sua lettera mette in moto una macchina dai congegni arrugginiti e pieni di livore e violenza. I due iniziano a riprendere lentamente quei contatti che scientemente avevano deciso di mettere a tacere per il bene, forse, del loro unico figlio Boaz, scapestrato adolescente dal temperamento irruento. In sette anni tra di loro si insinuano un nuovo marito ultraortodosso, un’altra figlia, un avvocato traffichino ma attento a non far dilapidare le ricchezze fino allora accumulate, una sorella apprensiva e abituata alla realtà collettiva del kibbutz. Con l’acutizzarsi della malattia di Alec, alle iniziali recriminazioni sulla sofferenza passata e sulla fine di un amore carnale appassionato, prende il sopravvento una strana forma di umanità, che condurrà all’inevitabile ordine delle relazioni tra i protagonisti…
Attraverso uno scambio epistolare a diverse voci si decifra, come dice bene uno dei protagonisti, la scatola nera di una coppia che si è amata fino al totale sfinimento. Il rapporto vittima-carnefice tra Alec e Ilana si capovolge continuamente, lasciando il lettore senza la reale certezza di chi faccia del male a chi. Amos Oz con la sua maestria narrativa delinea perfettamente attraverso la lingua il carattere di tutti i personaggi in causa, dallo sgrammaticato Boaz al pedante e avido Michel con il suo falso buonismo. Alle lettere si combinano i fax dell’avvocato, gli appunti di studio di Alec, le richieste di ravvedimento della comunità circostante. Come in molti altri suoi romanzi, anche qui Amos Oz attacca la “deriva sionista” di molti suoi concittadini e il modo in cui questi considerano la questione palestinese.

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