La scelta di Lilian

La scelta di Lilian

La mamma è morta e Lilian dopo tanto tempo torna in Umbria, per il funerale. Stordita dall’odore dolciastro dei fiori ammucchiati nella camera ardente allestita in casa, va alla credenza per trovare qualcosa da mangiare e sentirsi ancora viva. Infilata tra il telaio dello sportello e il vetro c’è ancora quella foto sbiadita in cui lei ‒ avrà avuto circa due anni ‒ è in braccio a un soldato. Un soldato inglese che si trovava da quelle parti, che si era fermato a casa loro per un’informazione e aveva voluto farsi una foto con lei, così piccola e carina. Questo le aveva ripetuto la mamma ogni volta che lei le aveva domandato chi fosse quel giovane in divisa. Con un biscotto in mano esce sull’aia per respirare aria pulita, per riscaldarsi al sole. Ha passato tanti anni in quella casa misera, ricorda la mano ruvida e salda con cui la mamma la teneva mentre l’accompagnava a scuola, passando attraverso i campi, le scarpe troppo strette che facevano male ai piedi, e poi suo padre. Al ricordo del babbo Lilian ha un sussulto. Quando si è trasferita a Firenze, lontano dal paesino, credeva di poter dimenticare, invece, ogni tanto, quella memoria riaffiora, improvvisa e crudele, senza che lei possa fare niente per evitare di rammentare. Scosta rapida la ciocca di capelli biondi dalla fronte come a scacciare le immagini e rientra in casa dove le voci basse stanno intonando la cantilena del rosario…

Per la trama de La scelta di Lilian Marcella Spinozzi Tarducci ha preso spunto da una vicenda realmente accaduta in Toscana più o meno a metà del Novecento, tuttavia potrebbe essere stata tranquillamente ispirata da un fatto di cronaca contemporanea tanto l’argomento è attuale. Lilian, la protagonista, è infatti una giovane donna che da bambina ha subito abusi da parte del padre e dello zio, ma nonostante le violenze e un matrimonio sbagliato, nonostante il suo carattere introverso, è una combattente, riesce a ricostruire il suo passato e a trovare la sua strada. Ciò che è apprezzabile nel lavoro della scrittrice è l’essere riuscita a riportare nel testo alcuni dei sottili meccanismi psicologici che si sviluppano nella mente della vittima di violenze: stati d’animo, sentimenti, passioni contraddittorie, ma soprattutto i sensi di colpa. Questo stile narrativo introspettivo così complesso è stato mantenuto solo a tratti, molte parti del romanzo sono il resoconto di eventi in cui il narratore onnisciente assume il punto di vista di altri personaggi con un’esposizione poco coinvolgente che distoglie l’attenzione del lettore e intralcia la possibilità di entrare in empatia con il personaggio principale. La ricostruzione storica è approssimativa e al romanzo, ambientato in un contesto molto distante da quello contemporaneo per costume, cultura e tecnologie, mancano riferimenti caratterizzanti che permettano di entrare nello stile di vita del tempo. Ciononostante il libro è, senza alcun dubbio, il risultato dell’impellente necessità dell’autrice di raccontare questa storia, di portare all’attenzione del suo pubblico eventi ancora tristemente condivisi da tantissime donne della nostra società “moderna” a cui vuole dire “...tu sei una donna meravigliosa che si è accollata tutte le colpe, anche quelle degli altri”, non ti nascondere più.



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