La scelta inconsapevole

La scelta inconsapevole

Silvia e “lei” si frequentano, per caso o per destino, i loro figli sono amici inseparabili e, come succede in questi casi, le occasioni per incontrarsi coinvolgono più o meno anche le famiglie. Quando i ragazzi partono per un viaggio studio di quindici giorni a Edimburgo, le due mamme si ritrovano a gironzolare come adolescenti in uscita libera, naturale e spontaneo l’invito a mangiare una pizza insieme sul terrazzo di casa, una cena che si trasforma in occasione di confronto e confidenze molto intime. Silvia inizia il suo racconto. Le ci sono voluti quarantacinque anni per capire le ragioni di quel senso di vuoto che le prendeva, l’inquietante tristezza e il dolore acuto fino alle lacrime. Attacchi di panico che la colpivano da quando era bambina e che sono andati aumentando di frequenza e intensità. Il desiderio di non soffrire più la porta a un percorso di psicoterapia con il professor Casadei. Intimorita inizia le sedute, con lo stomaco stretto dall’ansia comincia a parlare, chiede di essere aiutata a trovare il modo di convivere con il dolore, come ha sempre fatto, mentre ora, invece, sembra non essere più in grado di sostenere la sofferenza. Ha un figlio a cui pensare, non si può permettere di perdere il controllo della propria vita. Deve cominciare da quello che le viene in mente: l’infanzia, l’adolescenza, la sua famiglia. La sua famiglia era povera, veramente povera, si ricorda che…

La scelta inconsapevole è il romanzo di esordio di Gabriella Ruggiero, una storia intimista, che ruota intorno al percorso psicoterapeutico della protagonista, Silvia, madre single a cui la vita ha riservato relazioni di grande sofferenza. Quando il malessere diventa una tale abitudine che non lo si riconosce o ci si accontenta di non stare peggio cercando soluzioni di ripiego, le situazioni precipitano: prendere in considerazione che le nostre scelte hanno un ruolo fondamentale, provoca invece un cambiamento profondo. Principalmente la storia procede come una continua rilettura e interpretazione dei fatti, è il racconto ragionato della propria vita che Silvia fa alla mamma dell’amico del cuore del figlio in una serata di confidenze tra donne, un monologo in prima persona a sostegno dell’efficacia della psicoterapia quando si riesce ad avere il coraggio di andare avanti e superare le naturali resistenze. Amori malati, amicizie complesse, violenze fisiche, psicologiche e il desiderio di riscatto, la necessità di emancipazione. Una narrazione che cerca di creare suspence, con passaggi volutamente ambigui, un ritmo lento e dispersivo. La storia si svolge a Firenze e Gabriella Ruggiero, (nata a Larino in Molise e abitante a Bologna), sceglie di scrivere parte dei dialoghi dei personaggi in fiorentino, ma il tentativo di fare una cosa simpatica è un fallimento. Bisogna padroneggiare molto, molto bene la lingua perché si ottenga un risultato adeguato, non è sufficiente mettere qualche “te tu” a caso, fare qualche elisione e infilare qualche tipica parola dialettale, la musicalità della lingua parlata – anche quella apparentemente semplice come il vernacolo fiorentino – è un’alchimia delicata che se non viene rispettata provoca ustioni all’anima, anche quando è una “scelta inconsapevole”.



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