La scelta vegetariana

La scelta di cibarsi di vegetali non è naturale nella storia dell’Homo sapiens; al contrario si tratta di una pratica che dall’Asia si è diffusa in Europa a partire dal VI secolo avanti Cristo. In entrambi i continenti, la scelta vegetariana ha significato in qualche modo porsi controcorrente rispetto ai modelli dominanti per il perseguimento di motivazioni di ordine etico e religioso. Tuttavia mentre in Asia lo stile vegetariano in passato e nel presente è anche adottato da uomini di potere, in Europa spesso è stato valutato sfavorevolmente. Solo a partire dagli inizi del secolo XIX, con l’espandersi di nuove e ed immediate forme di comunicazione, il vegetarianismo è apparso come un sistema di vita ispirato alla perfezione interiore e alla salute del corpo. Nel secolo scorso, la pratica vegetariana diffusa dal Mahātmā Gandhi ebbe anche un risvolto etico-ascetico in funzione politica. L’attuale “galassia” è molto variegata perché composta dai vegetariani, che praticano una dieta lacto-ovo-vegetariana, dai vegani e vegetaliani, che consumano esclusivamente cibi vegetali, dai crudisti, che ammettono solo vegetali crudi, dai crudiveganisti e dai fruttisti che consumano esclusivamente frutti staccatisi dalla pianta, e tuttavia pur nella diversità di pratiche riflette scelte ideologicamente orientate verso un determinato rapporto dell’uomo con gli esseri viventi e con la natura in ciò non discostandosi molto dai motivi ispiratori del passato e nelle varie regioni dell’Asia e dell’Europa per giustificare e legittimare questa opzione alimentare…

La realtà contemporanea è orientata verso pratiche alimentari vegetariane. Forme spiritualistiche di stampo asiatico, trasformate ed adattate alla società occidentale, dettano legge in materia di nutrizione per tanti individui desiderosi di adottare uno stile di vita diverso da quello tradizionale. Anche l’industria agroalimentare ha compreso l’importanza della filiera “bio”, “vegetariana” e “vegana”. Ma storicamente l’uomo è stato erbivoro o onnivoro? Nutrirsi di vegetali, in passato è stata una scelta o una necessità? A questi interrogativi, con rigore storico e filologico, rispondono gli autori del libro entrambi studiosi delle religioni ed accademici Chiara Ghidini e Paolo Scarpi. Il saggio dunque è utile a comprendere le ragioni di una scelta per gli “onnivori” chi storcono il naso di fronte ai “vegetariani, ma è utile anche a questi ultimi perché fornisce il necessario supporto ideologico in tutte quelle situazioni in cui la scelta appare frutto di un’adesione ad una moda o ad un convincimento superficiale, non maturo interiormente. È chiaro che proprio nell’ottica della scelta filosofica ogni banalizzazione va evitata e soprattutto vanno evitate le perniciose influenze consumistiche attuali riguardo una pratica che ha radici antiche e preziose. Gli autori, citando numerosissimi esempi di illustri sostenitori del vegetarianesimo, primo fra tutti il filosofo Pitagora, inducono in buona sostanza a riflettere e a non semplificare sulle ragioni di uno stile di vita sobrio ed essenziale, improntato al rispetto per la natura, all’ascetismo, alla moderazione ed alla non violenza.

 


 

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