La sciarpa ricamata

La sciarpa ricamata
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Manhattan, settembre 2011. Taryn guarda il tessuto fiorito con i colori ingentiliti dal tempo, uno challis francese di lana che risale alla fine ottocento. È appartenuto alla bisnonna della cliente che vuole trovarne una pezza simile. In questo negozio di tessuti, che non a caso si chiama Corte dei ricordi, Taryn si occupa di questo: è brava nella ricerca di tessuti che siano corrispondenti a quelli antichi, precisa e tenace. In un unico caso ancora non ce l’ha fatta, e non se lo perdona, anche se non ha foto né campione di quel tessuto, ma solo un ricordo nebuloso di quella stoffa tenuta tra le mani in quel giorno particolare, l’11 settembre del 2001. Un panno di circa cento anni di vita, di fattura francese, ricamato con una cascata di calendule e in un angolo vicino all’orlo il nome Lily. Taryn esce dal negozio per andare a prendere a scuola sua figlia Kendal, nove anni. Settembre. È il suo mese preferito, con tutti quei segni discreti e delicati che preannunciano il cambiamento di stagione, l’aria fresca e luminosa, le clienti che si mettono a lavoro per fare le trapunte patchwork scegliendo abbinamenti di colori e contrasti con cui realizzare dei capolavori. Dall’incrocio scorge Kendal con le compagne che sbirciano un gruppo di ragazzini. Kendal è bella, ha una fossetta sulla guancia sinistra e gli occhi che quando ride si assottigliano come due fessure, come Kent e diventerà alta come lui. “Tutte le cose belle hanno una storia da raccontare” è il motto del negozio, riportato sulla carta intestata, ma non tutte le storie sono belle…

Susan Meissner ha dato vita a un romanzo straordinario, è riuscita a mettere insieme, con delicatezza e verità storica, due tristissimi eventi accaduti a New York a distanza di novanta anni. Nel 1911 l’incendio del grattacielo Asch Building, “Triangle Shirtwaist”, nel quale morirono centoquarantasei persone, per lo più ragazze tra i sedici e i ventitré anni. Molte restarono fuse insieme alla loro macchina da cucire, tante si gettarono dalle finestre. Fulminea scatta la connessione con le immagini indimenticabili di quelle figure che volano giù dalle Torri Gemelle del World Trade Center colpite dall’attentato terroristico dell’11 settembre 2001 in cui sono decedute duemilaseicentotre persone, senza contare chi è morto in seguito per le malattie legate all’inalazione del fumo e delle polveri. Il romanzo prende spunto da questi accadimenti tragici e racconta il faticoso cammino per l'elaborazione della morte di una persona amata avvenuta in modo così straziante, ma anche e soprattutto il superamento del senso di colpa del sopravvissuto, l’accettazione della perdita di un sogno o di un progetto spezzato sul nascere da vicende ineluttabili e inimmaginabili. Tuttavia, per quanto i fatti storici di riferimento accuratamente raffigurati, siano terribili e i temi trattati siano universali e profondi, il romanzo è piacevolissimo. Seguendo il passaggio di mano di una bella sciarpa ricamata, l’autrice tesse, è proprio il caso di usare questo termine, una storia dalla trama articolata che riesce a mantenere un ottimo equilibrio narrativo nel passaggio tra un piano temporale e l’altro, a suscitare la giusta tensione emotiva, a inserire elementi che fanno virare il racconto dal rosa sentimentale al giallo investigativo, a regalare personaggi così vividi da suscitare il desiderio che siano state persone reali, che resteranno a lungo nel cuore.



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