La scrittrice del mistero

La scrittrice del mistero

Sembra che la veridicità di una parola o di una frase sia legata al suo essere scritta. I modi di dire, infatti, portano tutti ad avvalorare questa tesi, sin dai tempi in cui i Latini sostenevano che “verba volant, scripta manent”, una visione ottimale (e ottimistica) delle parole che dovrebbe far molto piacere a chi scrive per professione. Ma Vani (Silvana) Sarca è una ghostwriter, una scrittrice fantasma, che scrive su commissione, cioè per conto di qualcuno che poi firmerà quello scritto al posto suo. E poi lei in questo momento è felice per altro: da nemmeno ventiquattro ore sta con il commissario Romeo Berganza. Sì, è vero, lui è un cinquantenne, troppo grande per lei, almeno a detta dell’amica della porta accanto Morgana (un’adolescente alla quale non sfugge niente), ma Vani questa volta ci tiene così tanto! E non era mai successo con i fidanzati precedenti! Figuriamoci come si sente dopo quel primo bacio, quando prende il telefonino nell’altra stanza e scopre un SMS di Berganza nel quale proprio il commissario di dichiara “molto felice” e le comunica l’orario dell’appuntamento per quella stessa sera, quando la porterà a cena in un ristorante perfetto... Vani lo chiama ancora “capo”, per abitudine, in virtù della sua collaborazione con la polizia. Non è carino, lo sa, ma si rifiuta di chiamarlo “Romeo”, sostenendo che suona ridicolo: “Sono felice di vederti, Romeo”, “Mi sei mancato, Romeo”, “Oh Romeo, Romeo”...

Ci si è immersa totalmente la scrittrice Alice Basso in questa sua nuova fatica... Non solo la ghostwriter protagonista ‒ che ha grande familiarità con i meccanismi dell’editoria ‒ conosce la psiche umana e riesce a immedesimarsi con grande abilità, ma ha anche la musica, un gruppo in erba, le canzoni da scrivere. Tutti mondi a lei ben conosciuti, anche nella sua vita privata, per quella meravigliosa capacità di scrivere. E che scrivere! La stessa scelta delle parole è musica: un italiano che scaccia le parole straniere a favore di un necessario e ben esistente corrispettivo nella nostra lingua, a dimostrazione che queste manie esterofile sono ormai datate e inutili! E poi l’ironia della protagonista, questo suo essere disincanta, pur se romantica e innamorata (ma non lo ammetterebbe mai, se non fosse per quei crampi allo stomaco che la colgono ogni tanto, soprattutto quando c’è di mezzo il suo Romeo...), quel suo rispondere, battuta su battuta, ricordando tutto della letteratura, degli autori, dei romanzi. In pratica quello che vorremmo essere tutti noi lettori: poter fare dei libri letti un bagaglio da cui attingere sempre e con la stessa facilità, senza star lì a pensarci troppo, cercando di illuminare quel cassetto della memoria dove abbiamo infilato una determinata storia, una frase che ci ha colpito, una considerazione che abbiamo fatto in proposito. Anche la storia d’amore che vive, ci rende un po’ invidiosi... e chi se ne frega della differenza d’età.



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