La scuola raccontata al mio cane

La scuola raccontata al mio cane
Paola insegna Lettere in un liceo di Torino. Nella sua carriera di insegnante resta fuori dal sistema scolastico per due volte: la prima per un dottorato tra il ’92 e il ’95; la seconda per una borsa di studio tra il ’97 e il ’98. Ogni volta che risale in cattedra, si trova a confrontarsi anche con un cambiamento sconvolgente che le vorrebbe far cambiare in modo radicale il suo metodo di insegnamento – tra i più classici e tradizionali, ma non per questo meno interessanti o coinvolgenti. Pian piano nel mondo scolastico arrivano termini che provengono da altri emisferi: i debiti, l’autonomia scolastica con le sue commissioni, i progetti e i percorsi, il POF (Piano Offerta Formativa) con la sua “settimana dell’accoglienza” ed altri ancora. Come sempre di fronte alle novità che ogni cambiamento porta con sè ci sono insegnanti entusiasti e insegnanti scettici, ma gli input provenienti dalla Presidenza sono chiari per tutti: assolutamente vietato fare lezione la prima settimana di scuola perché i ragazzi devono familiarizzare con l’ambiente e sentirsi accolti; non fare progetti significa diventare una scuola di livello inferiore, non essere al passo con i tempi. Così Paola, abituata da sempre ad accogliere i ragazzi di prima superiore leggendo Virgilio in metrica latina, si ritrova, invece, ad attuare il “Progetto mongolfiera”: dopo aver disegnato in gruppo una grande mongolfiera, i ragazzi vengono invitati a ritagliare una nuvoletta per scriverci dentro i desideri per il nuovo anno scolastico. I risultati non possono che essere al limite tra il comico e l’inquietante, ma del resto li possiamo considerare normali, se questo è ciò che ti offre un liceo. A Paola pertanto non resta che sfogarsi con Perry Bau, il suo cane, lui sì un attento ascoltatore&hellip
I sistemi scolastici italiani, ormai l’abbiamo capito, vengono riformati da ogni nuovo ministro di ogni nuovo Governo. Negli ultimi 15 anni in particolar modo abbiamo assistito a un numero tale di riforme che in teoria dovrebbero aver contribuito ad un’evoluzione sensibile del mondo scolastico, mentre in realtà hanno generato il caos. Un caso su tutti, gli esami di riparazione: prima si tolgono, poi si rimettono, poi ci si ripensa e così via… Basta consultare Wikipedia per constatare che il numero di sotto-paragrafi dedicati alla voce “La scuola nell’Italia repubblicana” fa venire il mal di testa. Cosa che per fortuna non succede affatto con questo romanzo-reportage fluente e lineare, chiaro e senza troppi giri di parole, esplicativo di una situazione che sta andando a picco. Il tono amaro arriva come una pugnalata diretta al cuore di insegnanti ed ex liceali che hanno vissuto l’esordio dell’era “autonomia” e per cinque lunghissimi anni non ci hanno mai capito niente. Paola Mastrocola, sia insegnante che scrittrice, in questo libro fa un ritratto più che veritiero di una scuola che ha perso completamente la sua identità e offre ai suoi studenti sempre meno, e quindi come può pretendere di ricevere? Poi, per carità, esisteranno sempre le eccezioni, ma l’impressione è che, purtroppo, siano... in via d’estinzione.

 

 

 

 
 
 
 
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