La seconda guerra mondiale

La seconda guerra mondiale
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La Seconda Guerra Mondiale è durata sei anni: è iniziata nel 1939 ed ha avuto fine nel 1945, dopo Hiroshima e Nagasaki. Questo è quello che è scritto ‒ come suol dirsi ‒ nei libri di storia. Tuttavia gli storici sono tutti concordi nel ritenere che il vero inizio sia un altro. Alcuni sostengono che in realtà il secondo conflitto mondiale sia un continuum del primo, una sorta di “Guerra dei Trent'anni” ‒ l’altra come si sa si è verificata tra il 1618 e il 1648, e ha dato vita al diritto internazionale classico ‒ del XX secolo. Altri ritengono invece che le radici del conflitto siano da rintracciarsi nella Rivoluzione d’Ottobre del 1917 in Russia, che ha rovesciato il regime zarista e dato il la alla formazione dell’Unione Sovietica. Questi stessi pensano che la Seconda guerra mondiale si sia protratta in realtà fino al 1989, anno della caduta del muro di Berlino e, appunto, del comunismo sovietico. Tuttavia queste sono visioni prettamente occidentalizzate. Gli storici asiatici mettono invece in risalto l'importanza del conflitto tra Cina e Giappone quale causa portante per il conflitto in Oriente. In particolare alcuni evidenziano le ostilità occorse a partire dal 1937. Un’altra corrente di pensiero orientale fa risalire l’origine del conflitto al 1931, anno in cui l’impero nipponico invase la Cina. Tra tutte queste ipotesi però qual è quella esatta?

Come di solito accade, la verità sta nel mezzo. Non c’è, almeno secondo lo storico britannico Antony Beevor, una causa predominante tra queste sopracitate. Tutte insieme hanno contribuito allo scatenarsi del secondo conflitto mondiale. Guerra di cui si è parlato e riparlato, sulla quale sono state dette tutte le cose possibili ed immaginabili, anche alcune fantascientifiche – ad esempio che gli ebrei si siano inventati di punto in bianco lo sterminio; guerra su cui si è scritto e riscritto, a partire da Primo Levi per arrivare a Brecht; guerra su cui si sono girati milioni di film. Ma allora cosa hanno ancora da dirci questi sei lunghi anni? Non molto, o almeno questo sembra. Tuttavia più si va avanti nel tempo più una visione d’insieme del passato è possibile, paradossale ma neanche troppo. Il distacco dal conflitto consente ora agli storici di essere totalmente imparziali, di non lasciarsi trascinare dall’indignazione e di porsi come unico obiettivo quello di informare, e non più quello di stupire o lasciare sgomenti. Gli storici ora rielaborano dati molto più precisi, hanno a disposizione documenti via via desecretati dai Governi e anche, perché no, testi di altri colleghi per mettere a fuoco sempre meglio sempre più fatti. Antony Beevor fa così: i suoi lavori – tra cui si annoverano D-Day: la battaglia che salvò il mondo e Berlino 1945 – sono talmente precisi, meticolosi e certosini che sono considerati fonti accreditatissime e sono stati usati come base per fior di documentari. Questa grande opera che è La seconda guerra mondiale non fa eccezione, anzi. Narrando in ordine cronologico, l’autore sviscera e snocciola dati su dati, statistiche su statistiche, senza però lasciare da parte il dramma umano e ammonendo continuamente i lettori sulla gravità dei fatti. È un testo lungo – più di 1100 facciate – che responsabilizza e illustra questo conflitto come mai nessuno prima, in maniera esemplare, limpida e con uno stile totalmente fluido e godibile.



 

 

 

 
 
 
 

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