La selva oscura

La selva oscura
Un uomo si perde in una selva. È buia, oscura. Ha trentacinque anni, è fiorentino. Si chiama Dante Alighieri. È spaesato, spaventato, soprattutto quando il suo cammino viene sbarrato da tre belve feroci: una lonza, un leone e una lupa. Proprio quando la disperazione sembra prendere il sopravvento, un uomo gli si avvicina. È il poeta Virgilio, l’unico in grado di tirarlo fuori da quel posto maledetto. Ma per raggiungere la salvezza, Dante dovrà superare un baratro formato da nove cerchi concentrici; un imbuto verso il centro della Terra in cui sono intrappolate le anime dei peccatori che espiano le loro colpe secondo la ferrea legge del contrappasso; il regno di Lucifero, il male assoluto. L’inferno…
Con La selva oscura lo scrittore abruzzese Francesco Fioretti si cimenta con un’operazione letteraria al contempo originale e ambiziosa: scrivere il viaggio allegorico raccontato nell’Inferno di Dante sotto forma di romanzo contemporaneo. Partendo da un doveroso prologo di natura storica ambientato nel 1300, quando il poeta era “nel bel mezzo di sua vita”, la narrazione si addentra nei meandri del poema dantesco, in quella celeberrima selva da cui ha inizio l'esperienza più suggestiva della letteratura mondiale di tutti i tempi. È una vera e propria incursione nei luoghi oscuri del linguaggio dantesco quella compiuta da Fioretti, il quale restituisce un’opera che, affrontata attraverso l’uso dell’italiano contemporaneo, mostra tutta la sua bellezza e la sua attualità anche dopo sette secoli. E risiede proprio qui la grandezza di Dante, nell’aver scritto un capolavoro senza tempo, universale, che parla all’intera umanità; una grandezza che vien fuori anche grazie ad una novelization come La selva oscura, che prende per mano il lettore e lo accompagna alla conoscenza della prima cantica della Commedia. E tolte le terzine del poeta, il labor limae linguistico di Francesco Fioretti disegna un Inferno da cui emergono con forza i temi della religione, del peccato, del dolore, della politica. Perché, in fin dei conti, la Commedia di Dante è anche il più bel libro d’avventura scritto nella Storia.

Leggi l'intervista a Francesco Fioretti

 

 

 

 
 
 
 
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