La sentinella

La sentinella

Abita in un catorcio di roulotte, gli anfibi che porta ai piedi sono uno dei rarissimi lussi che ancora gli restano, ha quasi quarant’anni e una sola prospettiva per uscire dalla povertà: passare la Selezione. Per lui, per tutti, il mondo è diventato un gran brutto posto e la colpa è dell’inettitudine del bene. Quando arte, spiritualità e attività intellettuali hanno smesso di essere un privilegio per pochi e sono state disponibili e praticabili per chiunque, non è rimasto più nessuno a occuparsi delle prosaiche e imprescindibili necessità quotidiane. La conseguenza? Disastri ecologici dovuti all’incuria, catastrofi naturali che niente era in grado di contrastare, carestie, malattie. Ma soprattutto fame. Una fame tale da spingere la gente a cibarsi dei cadaveri sempre più numerosi. L’unica parvenza di ordine è nelle città-cimitero, dove le milizie incaricate dall’immarcescibile potere ecclesiastico controllano che le salme non vengano dissotterrate per finire nel menù. C’è un corpo speciale istituito per contrastare l’antropofagia, quello delle Sentinelle, e farne parte è il suo obiettivo. Sa che dovrà superare prove spietate, che arrivare al termine dell’addestramento non sarà una passeggiata. Nemmeno nei suoi incubi peggiori, però, si aspettava di dover difendere il pontefice da un sedicente demone che ha deciso di rapirlo. Per fargli qualcosa di inimmaginabile...

Dopo i vampiri e gli zombie, Claudio Vergnani aggiunge i cannibali a infestare i suoi scenari distopici e alza il tiro della riflessione filosofica che sorregge l’impianto di questo thriller orrorifico. Il caos che ha riempito la terra di insidiose macerie, di bare profanate, di voraci creature mutanti, non è stato voluto dal male. Anzi. Eppure l’esito non potrebbe essere più rovinoso. È noto che la stupidità, in tutte le sue possibili accezioni, è un nemico più pericoloso della malvagità. Così, ora le sorti della civiltà sono rette da una Chiesa cieca e da un papa-fantoccio, mite, estraniato e dal cicchetto facile. Come ne I vivi i morti e gli altri, è un anti eroe tra l’idealista e il disincantato a giocarsi l’ultima carta della sopravvivenza e condurre il plot verso il non scontato epilogo. Sotto la scorza coriacea di chi è diventato duro a forza di calci, lo stropicciato protagonista conserva solidi valori e un’umanità che neanche mille batoste fanno venire meno. La critica sociale, l’ironia caustica, gli interrogativi sui rapporti tra Bene e Male, con le maiuscole d’obbligo, ricordano il meglio dei film di John Carpenter. Un’inquietante variante di apocalisse prossima ventura, che appassiona almeno tanto quanto fa pensare. E non sono pensieri rassicuranti.

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